Alberto Picco di Ulrico

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Alberto Picco di Ulrico

Alberto Picco di Ulrico nacque a La Spezia il 14 luglio 1894 e fu, fin dall’adolescenza, un attivo sportivo dedicandosi al nuoto, al canottaggio e alla ginnastica.

Il 20 novembre 1911 venne ufficialmente costituita la squadra di calcio della sua città (Spezia Calcio 1906) ed egli ne fu tra i fondatori. Nell’organigramma societario compare con la carica di consigliere e tesoriere. Come calciatore e capitano della squadra prese parte alla prima amichevole ufficiale dello Spezia Calcio (Spezia – Virtus Juventusque Livorno 2 – 2, 20 gennaio 1920), segnando il primo gol per la sua squadra. Nel 1913 conseguì il diploma in ragioneria e la successiva chiamata alle armi lo costrinse a interrompere l’attività di calciatore.

Arruolato nel Regio Esercito fu subito ammesso a frequentare il Corso Allievi Ufficiali di Complemento presso il 5° Reggimento Alpini. Il 1° novembre 1914 ottenne il grado di sottotenente e venne assegnato dapprima alla 32ª e poi all’84ª Compagnia del Battaglione Alpino “Exilles” in forza al 3° Reggimento Alpini.

All’atto dell’entrata in guerra il 24 maggio 1915, il suo battaglione, inquadrato nella Brigata fanteria “Modena” appartenente all’8ª Divisione, era schierato a Montemaggiore sulle Alpi Giulie. La notte fra il 24 e il 25 maggio, il reparto varcò il confine dell’Isonzo occupando in poco tempo quota 1450 del Monte Stol, giungendo, già dal giorno 26, a occupare il Monte Kozljak. Un contrattacco lanciato il 4 giugno dagli austro-ungarici per tentare di riconquistare la posizione, venne respinto.

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Monte Nero 1915

Nella notte fra il 15 e il 16 luglio 1915, Alberto Picco, insieme a cinque uomini, si pose all’avanguardia di un gruppo di 130 alpini comandati dal capitano Vincenzo Arbarello. Avevano il compito di conquistare la cima del Monte Nero, sulla riva sinistra dell’Isonzo, sopra Caporetto. Il previsto attacco doveva svolgersi di notte, approfittando delle condizioni di visibilità quasi assente a causa della notte senza luna e della nebbia. Poco prima dell’alba gli italiani attaccarono l’avamposto presidiato dal Nagyvárader Infanterieregiment 4 del Regio esercito ungherese, appena giuntovi dai Carpazi, dovendo necessariamente procedere allo scoperto nell’ultima fase dell’avanzata e presentandosi al fuoco nemico da distanza ravvicinata. Una volta scoperti, gli Alpini si lanciarono in un violento attacco alla baionetta che scompaginò i difensori, che si ritirarono disordinatamente verso il Vallone di Planjna Polju, cadendo sotto il fuoco della 35ª Compagnia del Battaglione “Susa”, comandata dal capitano Vittorio Varese.

Rimasto ferito una prima volta al piede, Alberto Picco proseguì nell’azione finché non fu ferito una seconda volta al ventre. Tale ferita si rivelò mortale e, poco prima di spirare, il sottotenente spezzino chiese di vedere il capitano Albarello. Quando quest’ultimo arrivò sul posto, lo abbracciò dicendo: “Viva l’Italia e avanti Savoia! Muoio contento d’aver servito bene il mio Paese“. Vittorio Emanuele III di Savoia gli conferì motu proprio la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Inizialmente, il suo corpo fu tumulato a Dresenza. Il 4 luglio 1924 le sue spoglie vennero traslate al Cimitero monumentale di Torino per iniziativa del fratello.

Ogni anno, in occasione della ricorrenza del 16 giugno, i suoi Alpini lo ricordano recandosi sulla cima del Monte Nero, nello stesso luogo in cui era caduto e dove, il 15 settembre 1928, in suo nome era stato eretto un maestoso monumento-rifugio recante la dicitura VIctoribus Esto. Questo monumento-rifugio venne demolito dalle autorità jugoslave dopo la Seconda guerra mondiale mentre la spianata venne ampliata a cura della Società Alpina di Nova Gorica (Planinsko društvo Nova Gorica) che vi ha costruito il Rifugio Gomišček.

Al nome di Alberto Picco è stato intitolato lo Stadio Comunale eretto alla Spezia nel 1919, impianto nel quale ancora oggi lo Spezia Calcio gioca le sue partite casalinghe. Nel 1966, in occasione dell’Adunata nazionale degli Alpini, è stato inaugurato un monumento in suo onore presso i giardini pubblici del capoluogo del levante ligure.

Onoreficenze

Medaglia d’Argento al Valor Militare

medaglia-dargento-al-valor-militare-italia Nell’attacco di una posizione nemica slanciavasi col più grande disprezzo dell’esistenza, primo, nelle trincee nemiche, ed uccidendone i difensori incitava con l’esempio gli inferiori a seguirlo e gettare sgomento nei nemici. Ferito una prima volta, continuava nell’azione ferito ancora morente, abbraccianod e baciando il suo comandante di compagnia esclamava “Viva l’Italia! Muoio contento di aver servito bene il mio Paese”.»
— Monte Nero, 16 giugno 1915.
— Regio decreto 12 settembre 1915

Croce di Guerra al Valor Militare

croce-di-guerra-al-valor-militare-italiaAssunto d’ordine del comandante della compagnia, anche il comando di un plotone laterale rimasto privo del proprio ufficiale, con grande slancio e bravura, muoveva all’attacco di posizione memica fortemente difesa.»
— Monte Kozliak, 26 maggio 1915.

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