Trento, la Grande guerra riaffiora dal ghiaccio

Copriscarponi, elmetti, badili, recipienti per il cibo, stufe e camini da campo, filo spinato: punta Linke nel gruppo Ortles Cevedale ha restituito moltissimi reperti della prima Guerra Mondiale che sono stati recuperati e ora sono custoditi grazie ad un progetto che vede coinvolti il Museo della Guerra di Pejo, la Soprintendenza per il Beni Librari, Archivistici e Archeologici, la Soprintendenza per i Beni Storico-Artistici, il Servizio Bacini Montani della Provincia autonoma di Trento e il Comitato Storico della Sat. Questa mattina sono stati presentati i risultati del progetto di recupero alla presenza dell’assessore provinciale alla cultura, Franco Panizza.

“Si tratta – ha detto l’assessore Panizza – di un progetto importante per il recupero e la conservazione di importanti testimonianze della Prima Guerra Mondiale, che vede la collaborazione delle strutture provinciali, del Museo di Pejo, della Sat, della Provincia di Sondrio e di molti volontari che hanno prestato la loro opera per salvaguardare una preziosa eredità su un evento tragico vissuto dalla popolazione sulla porta di casa. L’auspicio è che la memoria di quei fatti contribuisca a creare una cultura della pace e della convivenza tra popoli che novanta anni fa si combatterono e oggi sono accomunati da un destino comune all’interno della grande casa europea”.

Punta Linke con i suoi 3631 metri di altitudine fu uno dei centri nevralgici più alti e più importanti del fronte nel gruppo Ortles Cevedale durante la Prima Guerra Mondiale. Dotata di un doppio impianto teleferico, era collegata da una parte al fondovalle di Pejo e dall’altra al Coston delle barache brusade verso il Palon de la Mare nel cuore del Ghiacciaio dei Forni. Il vicino rifugio Mantova al Vioz era allora la sede del comando di settore dell’esercito austro-ungarico.

Sotto Punta Linke il ghiaccio ha conservato buona parte del sistema di apprestamenti che dovevano garantire il funzionamento dell’importante centro.
Il riscaldamento globale e il conseguente scioglimento repentino dei ghiacciai alpini ha portato anche quest’anno, nonostante le copiose nevicate invernali, all’affioramento di numerosi resti nell’area della Linke. La situazione è apparsa tale da indurre ad operare un breve intervento di emergenza che consentisse di evitare la perdita di una serie importante di reperti.

Il metodo adottato è quello dello scavo di tipo archeologico, che garantisce una raccolta accurata e una documentazione di quanto emerge dal ghiaccio.

Grazie alla presenza di un restauratore e alla successiva organizzazione di un laboratorio di restauro di emergenza a Peio, si è evitato che i reperti riportati alla luce subissero un veloce degrado.

Il materiale recuperato è relativo alle strutture e all’attività della stazione di transito della teleferica il cui imbocco in galleria è ancora ostruito dal ghiaccio. Nella parte esterna si sono trovati accumuli di materiali pronti per il trasporto o appena arrivati. Si tratta di attrezzature varie e parti di abbigliamento militari (copriscarponi, elmetti, badili, recipienti) e di elementi connessi al funzionamento delle strutture e degli ambienti legati alla teleferica.

Il corretto recupero e la accurata documentazione di tali resti sono in grado di restituire dei dati straordinari sulla vita in guerra a quelle altitudini così elevate e in contesti estremi.

L’area di Punta Linke si trova attualmente sul confine amministrativo tra la Provincia autonoma di Trento e la Provincia di Sondrio. Per questo motivo sono stati presi contatti con le istituzioni lombarde che tutelano i beni relativi alla Prima Guerra Mondiale al fine di definire un progetto di ricerca pluriennale da condurre in modo condiviso.

La Voce del Nord Est, 9 settembre 2009

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