La Madonna del Don

La Cappella della Pace – Madonna del Don

Si trova nella
Chiesa di S. Gaetano e S. Giovanni Bosco
Via Rolando – Genova Sampierdarena
La festa della Madonna del Don viene celebrata il secondo sabato di ottobre di ogni anno
nella parrocchia di S. Gaetano e S. Giovanni Bosco – Sampierdarena
in contemporanea con i festeggiamenti di Venezia Mestre

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Padre Policarpo da Valdagno

Padre Policarpo da Valdagno (al secolo Narciso Crosara) era un frate cappuccino modesto, dal sorriso limpido di chi è in pace con se stesso, con gli uomini e con Dio. Gli anni funesti dell’ultimo conflitto mondiale lo strapparono alla pace del suo convento e fu buttato nell’inferno della guerra in Russia quale cappellano degli Alpini del battaglione “Tirano”. Divisione Alpina “Tridentina”.

Il ritrovamento dell’icona

Novembre 1942 – Gli alpini del battaglione “Tirano” erano trincerati sulle rive del fiume Don nel punto più avanzato del fronte, non lontano dalla rovine del villaggio di Belogorje. Dovunque, freddo e desolazione. Un giorno di relativa calma alcuni Alpini accorsero dal cappellano gridando:

– Padre, vieni, c’è una bellissima Madonna Laggiu!

Padre Policarpo, stupito e incredulo, seguì gli Alpini. Raggiunto il villaggio gli venne incontro una vecchia contadina russa che gli disse:

– Tra le macerie della mia isba c’è un’icona che mi è tanto cara. Vieni, aiutami a levarla dalla macerie, te la dono. Nelle tue mani è al sicuro più che in qualsiasi altro posto.

Le icone della Madonna erano per il popolo russo qualcosa di veramente sacro. Per antichissima tradizione, alla figliola che si sposava la mamma offriva un’icona, affinché nella nuova isba ne diventasse l’angelo tutelare. Il frate fu colpito dalle parole della donna e dall’immagine della Vergine Addolorata con il cuore trafitto da sette spade.

L’immagine della Madonna, apparsa come un miracolo in quella desolata steppa di morte e di dolore, ebbe la sua prima cappella e il suo primo altare nelle gelide trincee del Don, vi fu amorevolmente custodita, fu invocata e venerata: fu per gli Alpini l’immagine confortatrice in quella disumana contesa. Un giorno del dicembre 1942, quando incominciava a crollare ogni speranza di salvezza, padre Policarpo consegnò l’icona a un Alpino che doveva rientrare in Italia, dicendogli:

– Portala a mia madre. Tu hai la fortuna di rientrare in Italia, non non usciremo da questo inferno. Dille che la custodisca per tutte quelle povere mamme che non vedranno il nostro ritorno: così sarà loro di conforto, perché davanti a Lei hanno pregato i loro figlioli.

Padre Policarpo, benché ferito e stremato dalle privazioni, a fine guerra fu tra i pochi che sopravvissero al calvario della ritirata e alle atroci sofferenze del lager. Quel piccolo cappellano alpino fece talmente bene il suo apostolato che si ritrovò decorato al valor militare. Rimpatriato nel 1945, ebbe la gioia di riabbracciare la vecchia madre e di ritrovare l’icona con l’immagine della Madonna Addolorata. Quale “fedele mulo” della Madonna, come egli stesso con tanta umiltà si definiva, portò in pellegrinaggio la materna immagine della Vergine, testimone di tanti sacrifici e di tante sofferenze, in ottanta Parrocchie d’Italia, per riportare la pace negli animi turbati dalla vicende della guerra.

La realizzazione della cappella
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La Cappella della Pace

Maggio 1980 – In occasione della 53ª Adunata Nazionale ANA a Genova, padre Policarpo donò agli Alpini del Gruppo “Sampierdarena – gen. Antonio Cantore” una pregevole riproduzione dell’icona della Vergine Addolorata. Da quel momento per gli Alpini di Sampierdarena divenne un impegno d’onore trovare una degna collocazione alla “santa immagine”. Questo proposito iniziò a prendere forma quando il Parroco dell’epoca, il salesiano don Riccardo De Grandis, grande Amico degli Alpini, con il consueto slancio propose di mettere a disposizione la Cappella dove in passato era collocato il fonte battesimale.

Quel gesto generoso diede l’avvio a un vero “atto di amore e di fede”: la realizzazione di una cappella dedicata alla Madonna del Don, in memoria dei caduti nella tragica campagna di Russia e in tutti i conflitti e per dare alla città di Genova un tempio dove i congiunti di tutti coloro che non sono ritornati potessero raccogliersi in preghiera davanti all’immagine della Madonna.

Si costituì fra gli Alpini un Comitato Promotore presieduto da Giuseppe Carrena e composto dal capogruppo Sergio Buzzi, dal segretario Silvio Zappa e dai consiglieri Giuseppe Amari, Alessandro Bevegni, Giovanni Gualandi, Giuseppe Omacelli e Giovanni Panario; subito dopo si è scatenata una gara di generosità tra gli Alpini e gli Amici degli Alpini: per mesi e mesi scultori, pittori, artigiani e comuni lavoratori hanno operato con entusiasmo e senza nulla chiedere. Mai impegno ha suscitato tanta sensibilità e tanta creatività.

La dedicazione della Cappella

10 ottobre 1981 – La cappella, per suggerimento di don Riccardo fu intitolata “Cappella della Pace”. La S. Messa solenne di dedicazione fu celebrata da padre Policarpo Narciso Crosara, dal parroco don Riccardo De Grandis, dal cappellano sezionale dell’ANA mons. Luigi Borzone, da padre Filippo Pittaluga, parroco della Chiesa di S. Francesco d’Assisi in Genova Bolzaneto e dal salesiano don Vincenzo Colombara, Cavaliere di Vittorio Veneto e socio del Gruppo Cantore.

Nel 1990 è stata definita “un Santuario” da Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Canestri, nel corso della visita pastorale alla Parrocchia.

Descrizione delle opere
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La Madonna del Don

Il quadro della Madonna. È il cuore della Cappella della Pace. Nel volto mesto di Maria c’è l’eco della tragica ritirata di Russia avvenuta negli anni 1942-43. È la riproduzione artistica dell’icona rinvenuta tra le rovine di un’isba nel villaggio di Belogorje, sul fronte del fiume Don, ritrovata dal cappuccino padre Policarpo al secolo Narciso Crosara, cappellano del battaglione “Tirano” della Divisione Alpina “Tridentina”. L’icona originale è custodita nella chiesa dei Padri Cappuccini a Venezia Mestre. Il cuore della Santissima Vergine Maria, trafitto da sette spade, porta chiare impronte di mani che a lungo lo hanno devotamente toccato e di labbra che lo hanno baciato. Sopra il soave volto dal mistico atteggiamento sono scritte le parole greche “Mater Theoú” – Madre di Dio. Dal 1994 alla scritta “Venerata nel Santuario di PP. Cappuccini/Venezia Mestre” stampata sulle immaginette della Madonna del Don, su richiesta del Gruppo e con l’autorizzazione del Padre superiore dei Padri Cappuccini di Mestre, sono aggiunte le parole “e nella chiesa di S. Gaetano e S. Giovanni Bosco/Genova Sampierdarena”.

La pala dell’Alpino. Il grande dipinto sopra l’icona è dedicato “a chi non ha avuto una tomba”, alle “penne mozze”, agli Alpini che sono “andati avanti”. Il quadro rappresenta il calvario della steppa russa (scena della ritirata), l’olocausto (l’Alpino insepolto) e la trasfigurazione (l’Alpino nella luce di Dio verso il Paradiso con “papà Cantore”).
E’ opera dell’Amico Aldo Orsi.

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La pala dell’Alpino

Il paliotto della Natività. È uno dei migliori e raffinati bassorilievi dello scultore Antonio Canepa (Rapallo 1850-Genova 1931): assurge a documento storico, in quanto opera appartenente allo scomparso altare del Sacro Cuore della Chiesa di San Gaetano, distrutta dal bombardamento del 30 ottobre 1943.

Il Crocifisso. È il modello originale di una splendida fusione in bronzo dello scultore spezzino Augusto Magli (1892-1962). L’opera è stata donata, in memoria dell’autore, dall’Amico Aldo Orsi che ne ha eseguito il restauro. La croce in legno pregiato è opera e dono della famiglia Patrocinio.

Il cippo. Roccia autentica fatta arrivare dal San Michele sul Carso, monte sul quale fu scritta col sangue una pagina di tormentata storia nella Prima guerra mondiale. È dedicato ai caduti di tutte le guerre.

L’inginocchiatorio. È stato realizzato in legno artisticamente lavorato dall’Alpino Vittorio Frontoni. Vi sono affisse la “Preghiera dell’Alpino” e la “Preghiera alla Madonna del Don”.

L’urnaContiene una manciata di terra raccolta sulle rive del fiume Don. Vi sono affissi i distintivi delle Divisioni alpine “Tridentina”, “Julia” e “Cuneense” che combatterono in Russia. È stata offerta dagli Alpini Attilio Ivaldi e Giovanni Benzo.

La leggenda degli Alpini. È narrata nei pannelli di legno che circondano l’icona, preparati dall’Alpino Silvio Lituania.

I bassorilievi – su bozzetti degli architetti Carla e Franco Giabbani – sono stati scolpiti dall’Amico Alfredo Giuliano: rappresentano le tradizioni degli Alpini e lo spirito degli Alpini. Il ponte di Bassano e quello di Perati (Grecia) riuniscono le generazioni di Alpini dei due conflitti mondiali (1915-18 e 1940-45).

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Crocifisso e cippo

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