Il papà degli Alpini

Articolo tratto da “Genova Alpina”, anno V. N. 9, settembre 1973

Antonio Cantore, il generale nel cui nome si trasfigura la leggenda stessa degli Alpini, nacque a Sampierdarena nel 1860. Uomo di mare, quindi, «regalato» alla montagna e di essa immagine vivente, nella sua rudezza ligure, nel suo lucido vigore, nella solidità vivente della figura ideale.

La leggenda di Antonio Cantore, nata tra gli alpini friulani, che dal nulla formò un reggimento – quell’8° che diventerà poi il «Reggimento Cantore» nella viva toponomastica alpina – esplose nella vittoriosa campagna di Libia. Quell’uomo grande batté il nemico proprio sul suo stesso terreno, guidato da un istinto meraviglioso al servizio di una tecnica affinatissima e gli alpini della sua colonna lo adoravano, sopportavano le marce forzate cui li costringeva magari poi «vendicandosi» imitando la sua caratteristica intonazione ligure. La figura di Cantore ormai era famosissima tra tutti i reparti alpini: e venne la guerra 1915-18, la «sua» guerra. Il grande generale, guidato da quel senso magnifico della strategia, riuscì a conquistare, tra forze soverchianti, il Monte Baldo e, infine, occupò Ala. Trento era ormai vicina, trepida e fidente. Lui la «aprì» agli italiani. Poi venne mandato nel Cadore a comandare la II divisione. Le Tofane, montagne aspre, tipico teatro della guerra di posizione, non facevano per Cantore che meditava il colpo di mano, l’impresa grande e travolgente. Ma, il 20 luglio 1915, il «padre» di tutti gli alpini, colpito dai cecchini imperiali, moriva proprio mentre preparava l’azione.

Il suo nome, la sua fama, però, erano ormai consegnati alla storia ed alla leggenda eroica delle «penne nere», uomini semplici, ma saggi che in lui vedevano non già il vincitore per eccellenza, ma la più alta espressione di se stessi e della grandezza della missione storica e militare loro affidata. Quindi non figura retoricamente titanica e trasumanata quella del grande Generale, ma essenza di alpinità. E questo amano i soldati della montagna in Antonio Cantore: la tempra di combattente, l’intelligenza di comandante, ma soprattutto la sua umanità, rude, aspra, ma schietta ed autenticamente alpina.

Aldo Pecchioli

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