Antonio Cantore, Cavaliere e Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia

Dai Quaderni dell’Associazione Nazionale Alpini, n. 3, Gli Ordini Militari di Savoia e d’Italia, riprendiamo quanto riportato a proposito di Antonio Cantore.

Cantore Antonio da Sampierdarena (GE), Colonnello Comandante di Reggimento Alpini, già MOVM.

Cavaliere OMS (Ordine Militare di Savoia)

Mentre un fuoco nemico avvolgeva il ridotto notturno presso Tebedat, alla testa del Battaglione Tolmezzo aggirava con mossa fulminea la posizione, piombava sul fianco del nemico che, sorpreso, attaccato alla baionetta e volto in fuga disordinata, lasciava vari morti e feriti ed armi e munizioni in nostra mano (20-24 marzo 1913). Nella battaglia di Assaba, colonna di destra della Brigata, rese segnalati servizi dando esempio di chiara percezione dei momenti tipici della battaglia e di valore personale.

Ufficiale OMS

A Braksada guidò le truppe ai suoi ordini (3 Battaglioni e a Batteria) con bello slancio offensivo dando prova di coraggio e perizia (18 giugno 1913). A Rad Mduar guidò con vigore e perizia le truppe alla conquista del campo nemico e provvide ad un energico inseguimento (18 luglio 1913).

Note biografiche

(Si veda I Quaderni dell’Associazione Nazionale Alpini, n. 1, Il Labaro, pp. 97-98).

Antonio Cantore nasce a Sampierdarena il 4 agosto 1860 ed è stato ucciso da un colpo isolato di piccolo calibro il 20 luglio 1915 a Forcella di Fontana Negra sul fronte delle Tofane; seppellito dapprima al cimitero di Cortina, è stato poi traslato, avvolto nella Bandiera, in quello di Pocol il 4 novembre 1935, insieme al Tenente Medaglia d’Oro Francesco Barbieri, morto sul Costabella (Val di Fassa).

Qui di seguito riportiamo delle considerazioni di Cantore che l’allora Magg. Carlo Carini (firmatario il 30 settembre 1919 dell’atto costitutivo dell’ANA) utilizza per dare un contributo al libro I Verdi: cinquant’anni di storia alpina, curato da Enzo Boccardi ed edito sotto gli auspici dell’ANA dalla casa editrice Alfieri e Lacroix, Roma 1922, in onore proprio del Generale.

– Nel settembre 1912, inizia la mobilitazione del Btg Feltre e Tolmezzo. Cantore riunisce a gran rapporto gli Ufficiali del Feltre e li apostrofa rudemente e senza distinzione di grado e si fa cordialmente detestare per quel modo di fare da padrone. Sacramenta in genovese e sputacchia a destra e a sinistra vedendo il Feltre e il Tolmezzo sciogliersi di fatica per una marcia di allenamento sulle dune a sud di Tripoli.

Se i Btg. Feltre, Tolmezzo, Susa e Vestone volevano entrare a far parte dell’8° Rgt. Alpini Speciale, già chiamato Rgt. Cantore, dovevano dimostrare di guadagnarsi il titolo.

Nel gennaio del 1913 sulla linea di alture occidentali del Garian, il Col. Cantore quasi ogni giorno va col suo cavallo a “vedere” le posizioni e le trincee arabe e ogni volta prende delle fucilate – innocue. Alla fine di febbraio, tutti gli alpini furono bloccati sotto le tende per tre giorni a causa della neve.

Notte del 21 marzo 1913: la Ridotta Tolmezzo, presidiata da un Btg. dell’82° R.F. Torino, viene attaccata nella notte. Cantore afferra il Btg. Tolmezzo, fa innestare le baionette, va in testa ai reparti e piomba sugli arabi; scarica la pistola loro addosso, brandisce il curbasc e lancia il Battaglione alla baionetta all’urlo di “Savvvoia!”. Pochi minuti di urla e spari e gli arabi fuggono. Questo fu il battesimo degli alpini del Reggimento Cantore.

Il 23 marzo 1913, giorno di Pasqua, giorno di battaglia ad Assaba. Gli alpini del Feltre e del Tolmezzo rammentavano il canoro tonante appello di Cantore il quale marciava innanzi a tutti, cappotto sbottonato e dopo che gli erano stati uccisi due cavalli sotto di lui.

Cinque mila furono i nemici che attaccarono i due battaglioni degli alpini e degli Ascari. Per l’ottima riuscita dell’operazione i Battaglioni italiani si meriteranno la Medaglia d’Argento, mentre Cantore il cavalierato dell’OMS.

Il 9 maggio 1913, a sera, la Colonna Cantore sfila da Aziziah dove, in un misero ospedaletto da campo, agonizza il Ten. Pietro Galassi, bolognese del Feltre.

Galassi moriva chiamando, teneramente, la mamma. Attorno a lui stavano i compagni più amici. Cantore, sentita la cosa, pur stanco della lunga tappa, va al letto del morente e non lo lascia più fino alla fine. Il Ten. Galassi muore e “passò come un fiore e inaridì come l’erba dei campi” -.

La storia degli Alpini di Cantore – come gli appunti di Carini – sulla Tripolitania finiscono qui, ma non quella del Generale: per lui parla la seconda motivazione dell’Ufficialato dell’OMS. 

Pur essendo parco di elogi, Cantore così, il 7 aprile 1913 dopo le azioni in Libia, loda i suoi Alpini:

Come erano belli, come erano fieri; ne goda V.E. (il Generale Ragni, n.d.r.) che ha posto tanto amore nella loro preparazione. Io sono orgoglioso, e lo dico forte, io sono orgoglioso di averli comandati al fuoco; con tali truppe il Comando è facile e si fa ciò che si vuole; si chiamano e rispondono. Come erano belli, tutti, senza distinzione, Susa e Vestone, Feltre e Tolmezzo, ciascuno per la parte che ha avuto, secondo gli eventi della manovra…“. –

Il “mito” di Cantore nacque dalla sabbia del deserto…

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