Sabotaggio militare e civile

Nell’interno del paese, le autorità sabotavano la guerra. Anche le militari.

Fosse necessità derivante da mancanza di ufficiali, fosse debolezza verso pezzi grossi, certo è che non si poteva avere idea peggiore di quella di inviare generali e colonnelli silurati ai comandi territoriali, dove si doveva compiere la preparazione degli uomini per la guerra. Quando non lo erano prima, diventavano subito neutralisti, per il semplice fatto di essere stati umiliati. La psicologia dell’ufficiale di carriera, come è sempre l’ufficiale superiore, è questa: che tutto sta nella carriera. All’infuori di quello, non vede altro. Non è un uomo: è un militare di carriera. Per la carriera può commettere qualunque azione.

Erano incapaci a far davvero la guerra, e non si capisce come potessero preparare gli uomini che dovevano combattere: erano irritati, e non si sa perché si affidassero loro incarichi così delicati, nei quali bisognava portare soprattutto un animo pieno di entusiasmo ed una volontà decisa a vincere tutte le difficoltà. Quanto meglio di loro avrebbero fatto bravi ufficiali, anche di grado inferiore, che ferite o malattie tenevano lontani dal fronte!

Sono questi generali che nelle sedi territoriali angustiavano gli ufficiali e i soldati con le formalità, con le piccinerie, con le punizioni per cose che non riguardavano affatto il fondamento morale del combattente, ma la sua tenuta o i suoi capelli o le sue ore di passeggio. Sono questi generali che viceversa ostacolavano o non animavano mai gli ufficiali che avrebbero voluto comunicare alle truppe il loro entusiasmo e la loro fede.

Certamente nulla era più triste di quei depositi dove si doveva formare l’anima del soldato e la prima istruzione dell’ufficiale novellino: nulla di più disordinato, confusionario, pesante e inutile per la guerra. Il formalismo, gli specchi, le carte, le pedanterie, che non erano nemmeno coordinate fra loro, ma fonte infinita di contraddizioni, stancavano e facevano perdere il tempo. L’istruzione delle reclute fu migliorata soltanto nei reggimenti di nuova formazione, perché a questi concorsero ufficiali e graduati inviati dal fronte, fra i migliori. Ma anche qui, che mancanza di realismo, quante inutili parate di piazza d’armi, quale lontananza dalla guerra vera! Non si facevano o troppo di rado, marcie notturne, per sentieri: non tiri di notte: poco lavoro di zappa: e si aveva una insufficiente specializzazione nei reparti. Si pensi a quel che leggiamo della realistica istruzione inglese, fatta in campi che riproducono i vari accidenti del teatro di guerra dove deve combattere il soldato inglese: con tale istruzione si giunge persino a offrire alla baionetta l’obiettivo di un fantoccio di paglia e a chi esce di trincea per l’assalto la sorpresa dello scoppio di bombette che non offendono ma dànno l’illusione di quelle vere.

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Schema della bomba Sipe (Società Italiana Prodotti Esplodenti)

Non parliamo del primo anno di guerra: ma anche dopo, quante volte è accaduto che reparti interi andassero in prima linea senza avere mai lanciato una modestissima bomba Sipe!

Dall’altra parte, la burocrazia civile sabotava il paese. Per quattro quinti gli alti funzionari dovevano la loro carriera, non sempre legale, a Giolitti. Non tanto la capacità tecnica li aveva spinti in alto, quanto l’inchinevolezza a prestare servizi politici, soprattutto elettorali. Direttori generali di Ministeri, Corte dei Conti, Corte di Cassazione, si trovavano in queste condizioni. Quale meraviglia che fossero fiacchi di spirito, neutralisti e desiderassero che la guerra andasse male per poter dire che aveva ragione Giolitti? Tuttavia molti di essi avrebbero agito con minore impudicizia se una mano forte dall’alto li avesse vigilati e avesse fatto sentire l’autorità dello Stato. Ma non trovarono che indulgenza e connivenza. Mentre il Comando Supremo licenziava a dozzine i generali, non un prefetto, non un direttore generale, non un segretario fu ammonito, o traslocato, o rimosso dal grado.

La burocrazia romana poi, non si mosse d’un centimetro, non si trasformò, non mutò un suo orario, non semplificò in suo servizio. Ingigantì le funzioni, moltiplicò gli avventizi, trattenne più impiegati che poté quali indisponibili, impedì alle libere forze di manifestarsi, escluse i competenti, allagò il paese di malessere e di malumore. Qualche volta fece apposta. Il più delle volte incosciente, con la forza bestiale delle macchine che vanno con un loro ritmo meccanico senza nulla capire dell’ambiente in cui lavorano. Per essa la guerra non esisteva.

Le vessazioni di cui furono oggetto i contadini, che davano il maggior numero d’uomini alla guerra, e ciò per favorire nelle città la vita degli operai esonerati e bene pagati, avevano un’eco nelle lettere delle donne ai loro mariti al fronte, con l’effetto che ci si può immaginare. Metodi e personale delle requisizioni furon spesso quanto di più impratico e bestiale ci potesse essere: le storie del grano messo in locali dove germogliava, trasportato ai capoluoghi per esser di nuovo trasportato dove era stato prodotto, distribuito ai mulini in modo non equo: dei foraggi lasciati a marcire e a fermentare ecc., sono infinite. Lo spreco si aggiunse alla violenza, Soltanto la disonestà e la solita anarchia dal basso, che è il rimedio tradizionale all’anarchia dell’alto, gli accomodamenti per i quali le persone di buon senso chiudevano un occhio e lasciavano che ci si «arrangiasse», resero la condizione delle campagne meno disperata.

Le licenze furono l’occasione di sfoghi e segreti complotti fra fronte e paese. Uno eccitava l’altro. Da una parte i soldati raccontavano le durezze senza gloria del fronte, dall’altra le contadine i pesi senza compensi morali dell’interno. Chi accusava il paese di scoraggiare l’esercito: chi accusava l’esercito di scoraggiare il paese. Come spesso accade, nessuno dei due aveva torto, in quanto paese ed esercito si scoraggiavano a vicenda: tutti e due sbagliavano, in quanto non si accorgevano che l’uno e l’altro portavano in sé le ragioni del proprio malcontento.

Indice
Il Comando Supremo e il Governo. I loro metodi con le truppe e col paese

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