Mancanza di un concetto strategico

Fin dal primo anno mancò un concetto strategico. Le offensive furono molteplici, senza collegamento, senza previsione di mezzi, senza scopi lontani, senza sfruttamento dei risultati locali. La mancanza di rincalzi e la mancanza di munizioni, l’indecisione negli ordini, ritornavano continuamente con accento di rammarico nei racconti degli ufficiali e dei soldati, come le cause di azioni iniziate bene e finite male. Si lasciavano rinforzare le posizioni austriache dopo averle bombardate, senza subito attaccarle: si abbandonavano reparti senza sostegno quando avevano occupato qualche posizione importante. Nel Trentino da troppe testimonianze è certo che una maggiore rapidità avrebbe sorpreso forti smuniti e posizioni importanti abbandonate.

Tutta la guerra è stata così rosa, fin dal principio, dalla mancanza di obbiettivi guerreschi. Quelli sentimentali, come Trento e Trieste, non furono raggiunti. Le azioni tendevano alla conquista d’una cima, d’una quota, d’una punta. Colli senz’altro nome che quello della loro altezza sul livello del mare, sono costati migliaia di vittime. La storia della nostra guerra ne è piena.

Un assurdo dominava tutto. Mentre si dichiarava indifendibile il confine che avevamo e si muoveva guerra per la conquista d’un confine migliore, non si sapeva fare altro che su quell’immenso confine indifendibile stendere in magra linea tutto l’esercito, non riescendo a costringere l’Austria neppure ad immobilizzarvi, nei primi tempi, mezzo milione di uomini.

Soltanto col tempo, imitando tardivamente gli stranieri, si cercò di rompere il fronte in un punto determinato ma sempre con mezzi inadeguati. La nostra specialità furono sempre le offensive a spizzico. In esse si sacrificò molto maggior numero di uomini e soprattutto si stando un molto maggior numero d’uomini, che non adoprando vigorosamente masse formidabili con deciso disegno contro un solo punto nemico.

Per lo più le offensive a spizzico erano volute da capi che se ne aspettavano una promozione, che null’altro curavano nella guerra, che la propria carriera. Il soldato sapeva e capiva benissimo tutto questo e si batteva mal volentieri perché un colonnello diventasse brigadiere, o un brigadiere comandante di divisione.

Troppo tardi si capì che nel nostro fronte una sola offensiva poteva riescere, ed era quella fatta in comune con tutti gli alleati. Ma neppure allora si rinunziò alle offensive parziali.

Indice
Il fattore morale trascurato. Il trattamento dei volontari e degli irredenti

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