L’impreparazione dell’esercito. Il 1915

L’esercito italiano scese in guerra nel maggio del 15 assolutamente impreparato: militarmente e moralmente. Non soltanto gli uomini di truppa da mesi sotto le armi, non erano stati istruiti, nel periodo invernale, con i nuovi sistemi che la guerra europea aveva rivelato, ma mancava di quel materiale che il nuovo carattere assunto da questa, specialmente dopo la battaglia della Marna, imponeva ad ogni esercito che non volesse essere sconfitto prima di vedere il nemico.

Entrammo in guerra con un armamento «preistorico». Non avevamo grosse artiglierie. Nessuno, del nostro Stato Maggiore, aveva mai creduto alle grosse artiglierie, salvo forse il generale Dall’Olio. Nessuno s’era corretto in dieci mesi di guerra europea. L’immaginazione popolare, con i suoi miti rivestenti grosse verità, aveva inventato una facola significativa: che si sarebbe dichiarata la guerra appena avessimo finito il pezzo da 520, capace di sopraffare i tedeschi. Ciò che il buon senso del popolo aveva grossamente capito, che la guerra poteva vincersi soltanto per mezzo di una preponderanza di artiglierie, non capirono i nostri generali.

La dotazione dei pezzi minori era la metà di quella che si consumava in Francia nell’inverno 1914. I reggimenti non avevano mitragliatrici o scarse. Alcuni battaglioni passarono la frontiera muniti di mitragliatrici di legno per esercitazione. Le bombe a mano erano sconosciute e tutti coloro che sopravvivono dalle prime avanzate posson testimoniare del terrore che gettarono nelle nostre truppe. Gli ufficiali parteciparono ai primi combattimenti con la sciabola e vestiti in modo da essere subito colpiti. L’aviazione non funzionava. Nessuno dei capi vi aveva creduto. Era per loro un gioco. .Fra l’artiglieria e le fanterie nessun serio collegamento, nessun segnale: l’artiglieria nostra finiva per sparare sui nostri fanti. Si pretendeva tagliare i reticolati con le pinze a mano e con i tubi di gelatina. In questo impossibile compito furon sacrificati i migliori elementi della fanteria e del genio. I superiori, che stavano nelle terze linee, non si arrendevano mai alla realtà e mandavano al macello, contro reticolati intatti, masse di uomini. La morte era sicura ed inutile. L’eroismo del basso si mescolava all’imbecillità dell’alto e devon datare da quel tempo le cartoline austriache lanciate fra le nostre truppe, dove si vedevano i nostri soldati con la testa di leone guidati da generali con la testa d’asino. Crudele, ma vera caricatura.

Si concepiva la guerra come nei vecchi manuali formati sulle esperienze del 1870. La coltura militare degli ufficiali era scarsissima: basta prendere le riviste militari degli ultimi anni per accorgersene. Il Regolamento del servizio in guerra è semplicemente ridicolo. L’attacco frontale del Cadorna è fondato sulla guerra delle Fiandre e inapplicabile sul nostro fronte. Ciò che c’è di vero è cosa di buon senso: ciò che non è di buon senso non è vero ed è pericoloso. Ma pure in questo lavoro si naviga nelle altezze. Bisogna, per immaginare la mentalità degli ufficiali superiori, pensare a gente che, non dico rapporti segreti o riviste militari, ma neppure i giornali pareva aver letto, salvo forse l’appendice, la tabella del R. Lotto e la rubrica dello sport. Da maggiore in su, sembravano quasi tutti ignorare ciò che era accaduto dall’agosto 1914.

Il soldato vedeva il nemico fornito di tutti i sistemi più perfezionati: riflettori, razzi, periscopi: si vedeva spiato, sorvegliato, bombardato dagli aviatori nemici, senza che le artiglierie o aviatori nostri li buttassero giù: si trovava di fronte a linee naturali ben scelte per la difesa, che aveva veduto munire sotto i suoi occhi mentre si temporeggiava, con ripari forniti di mitragliatrici, comodi per stare e sicuri per difendersi: si sentiva bersagliato da un’artiglieria superiore alla nostra e, nei suoi effetti, forse più efficace moralmente che materialmente, ma sempre spettacolosa. Cosicché in poco tempo aveva finito per avere sfiducia nei propri sistemi, nei propri capi, nelle proprie artiglierie. Alla fine del 1915 le fanterie erano già demoralizzate. L’offensiva del novembre aveva dato loro un colpo tremendo, per l’inutile spreco di vittime e per l’assoluta mancanza di risultati. L’anno 1915 resterà, per chiunque sia stato allora al fronte, disastroso e deprimente. In esso l’esercito fu impoverito dei migliori elementi che si sacrificarono senza frutto, stancando e sfacendo il fiore delle truppe e il meglio degli ufficiali e dei volontari.

Indice
Mancanza di un concetto strategico

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