La propaganda socialista e papale

Chi accusa i socialisti, chi accusa il Papa, chi accusa ambedue, quali cause essenziali della catastrofe. Ma si dimentica che nessuna propaganda può attaccare dove il terreno non sia preparato: e chi ha preparato il terreno è almeno tanto responsabile quanto chi getta il seme. Il grave per una nazione non è già che gli elementi disorganizzatori possano andare esercitando la loro opera di disgregazione e di infiacchimento, quanto che essi trovino subito la gente pronta ad ascoltarli.

E altrettanto si dica dei tradimenti, dello spionaggio, degli inganni nemici, i quali sono stati tentati e sono adoprati contro inglesi e francesi, ma non hanno avuto il resultato che si è visto da noi, perché colà la compagine nazionale è più salda e compatta.

Un paese come il nostro offre il terribile spettacolo di parti di popolazione che inneggiano al nemico: di parte di popolazione che dichiara esserle indifferente vivere sotto lo straniero: di parte di popolazione che rifornisce i sottomarini nemici e fa da spia al nemico. Il fatto veramente grave è questo e non la sobillazione socialista e papale, che acquistano valore soltanto in forza di quella mancanza di coesione, d’amor patrio, di fiducia nelle classi dirigenti, di qualsiasi coltura e sentimento di indipendenza. C’è troppa disposizione alla schiavitù in Italia!

Certo che la propaganda papale e socialista si svolse con la massima libertà. Quella papale ebbe connivente inconsciamente il Comando Supremo per via dei Cappellani militari. Essa fu, senza dubbio, efficace sul fronte. Negli ultimi mesi i soldati manifestavano apertamente la loro volontà di farla finita con la guerra prima dell’inverno. Fu simbolico il rifiuto d’una intera brigata id prendere i cappotti d’inverno. Nel paese e soprattutto nelle campagne di certe regioni, come Piemonte, Emilia, Toscana, si sentiva ripetere lo stesso concetto. Da per tutto la preparazione psicologica per la rivoluzione si compieva con quel tacito consenso di debolezza degli organi superiori, delle classi dirigenti e del personale incaricato di reprimere e di sorvegliare, che è il caratteristico abbandono in cui si gettano certi corpi sociali nel momento in cui una crisi sta per scoppiare. Si sentiva ogni forza di reazione cessare nelle classi che avevano voluto la guerra. Esse ascoltavano nei pubblici luoghi e nelle case private la promessa di rivolta, il malcontento generale esprimersi, senza pensare a dominarlo o a soffocarlo. Spesso vi si univano per debolezza.

Ma mentre tutti si aspettavano la rivoluzione nel paese dopo la guerra, e gettavano gli occhi da questa parte, uno sciopero generale scoppiava in un posto ben più pericoloso, in un momento ben più critico, con conseguenze ben più pericolose: era lo sciopero generale dei combattenti che avveniva al fronte nel punto dove i tedeschi attaccavano. La catastrofe non è che lo sciopero generale di quasi tutta la seconda armata, composta di settecentomila soldati, un terzo dell’esercito di prima linea.

Indice
Che cosa sapeva il Comando Supremo

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