Introduzione

Siamo ancora così vicini alla catastrofe e ancora così lontani dall’avere le testimonianze principali che ci possono guidare a formarci un’idea del suo svolgimento, che sembra assurdo volerci fissare sopra il pensiero e tentare di capire come «ciò» sia accaduto.

Eppure, non se ne può fare a meno. È una esigenza della nostra vita cercar di comprendere e lo è soprattutto in un momento come questo. Né so concepire una mente di italiano, che in questi giorni possa pensare ad altro, rifletta su altro, si sforzi di vedere altro.

E poi, se le testimonianze sono certamente necessarie per sapere «come si sono svolti i fatti», non lo sono altrettanto per formarci un’idea del «come furono possibili». Durante questi anni di guerra, ci giunsero troppe voci di osservatori e troppo abbiamo osservato noi stessi, per non renderci conto degli avvenimenti che si sono preparati. La ricerca delle cause va inoltre molto più in là dello scoppio della guerra: risale alle qualità primigenie del nostro popolo e allo stato reale del paese negli anni che la precedettero. Non ci sentiamo di seguire coloro che vanno in cerca del colpevole, uomo o sistema, e si appagano d’un cambiamento di testa. Cadorna pagherà per sé. Ma pagherà molto di più per tutta l’Italia. E questo è grave: che il suo errore serva a coprire gli errori di tanti. La storia non ammette, come la teologia pagana, i capri espiatori e si vendica inesorabilmente delle colpe nascoste. Catastrofi come la presente non si esauriscono in una causa occasionale, ma sono il risultato di fattori complessi, molteplici, remoti. Esse rivelano una realtà che i più ignoravano, cosicché i problemi che fanno sorgere sono sempre due: uno del come nacquero, l’altro del come rimase occulta la loro preparazione.

Senza entrare nei particolari che ancora a nessuno è dato raccogliere con sufficiente cura per istruirne il processo storico, questo è certo e fondamentale: che non si tratta di una catastrofe militare, derivante soltanto da errate disposizioni d’un generale o di uno stato maggiore, o unicamente da un tradimento, o principalmente da inferiorità d’armi e di uomini; bensì da un disgregamento morale, repentinamente rivelatosi, in un momento critico e sopra una così larga parte dell’esercito, da far perdere a questo, in un periodo di pochi giorni, due terzi della sua efficienza bellica, quasi tutto il suo materiale di guerra, posizioni conquistate n due anni e mezzo di dura lotta

Come mai ciò è potuto avvenire, senza che le classi dirigenti del paese ne avessero il menomo sentore, senza che il Comando dell’esercito ne comprendesse la vastità, l’importanza, l’irreparabile gravità?

Son questi i problemi più interessanti.

Indice
L’impreparazione dell’esercito. Il 1915

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