Gli imboscati

Si è detto, con ragione, che una delle cause di malcontento delle truppe di linea risiedeva negli imboscati. E difatti contro gli imboscati le proteste del soldato e degli ufficiali al fronte, erano vivissime: si giunse persino alle fucilate contro i ferrovieri.

L’ultimo fatto però, denota già come questo risentimento, giustissimo in apparenza, rivelasse un fondo di ignoranza e di grettezza personale. L’odio generale delle truppe e del paese contro gli imboscati nasceva forse da un sentimento vivo di giustizia offesa e di amor per il paese, al quale venivano sottratte forze per la difesa, oppure da un egoistico desiderio che i rischi e i disagi della guerra fossero distribuiti in misura eguale su tutti? Secondo chi scrive, il sentimento che dominava era quest’ultimo e molti di coloro che più gridavano contro gli imboscati erano prontissimi ad imboscarsi purché se ne presentasse l’occasione. Era, in fine, un pregiudizio democratico e non un desiderio di vera giustizia che animava molti pubblicisti nell’appoggiare la campagna popolare contro gli imboscati. Era pure per il terrore dell’opinione pubblica, e non per l’interesse del paese, che i ministri cercavano di dare soddisfazione, prendendo provvedimenti contro gli imboscati.

Il criterio curioso che ha regolato il disboscamento è stato, in generale, questo: gli abili al fronte, gli inabili negli uffici. Quasi che gli uffici non avessero, in una guerra come questa, spesso maggiore importanza del fronte: quasi che il buon andamento di un servizio non avesse spesso maggiore importanza per il fronte e per il paese, della buona condotta di un reparto!

Il disboscamento andava fatto in base ad un solo, ma rigido criterio: quello della utilità e speditezza dei servizi: quello della utilizzazione delle competenze: quello della cacciata dei veri incapaci dai posti dove si trovavano, al fronte o nel paese. Invece si è cercata l’equa distribuzione dei rischi e dei disagi di guerra sulle teste dei vari ufficiali e soldati. La mentalità democratica era tale che, se avesse potuto, avrebbe mandato per sei mesi in fanteria gli automobilisti, gli artiglieri e gli operai delle munizioni. Non per vincere prima, ma per contentare i più.

Se, per esempio, alle Pensioni, fosse stato necessario un certo numero di abili, perché il servizio fosse fatto bene, chi non avrebbe concesso quanti ne occorrevano, anche a costo di creare così dei privilegiati, pensando alla utilità per il paese della speditezza di quell’Ufficio?

Il male non è stato che giovani abili fossero tenuti in uffici, in comandi, in posti sicuri: e che meno giovani e meno abili stessero in prima linea: il male è che si lasciavano negli uffici degli incapaci e che talora, per ossequio alle leggi disboscatrici che volevano certe certe classi soltanto o certe inabilità, si scompigliarono dei servizi che andavano bene.

L’imboscamento è una vecchia malattia italiana, che la guerra ha reso più grave e rivelato in forme più antipatiche, ma che inquina la vita nostra: è il desiderio di non assumere responsabilità, è la paura di offendere l’opinione pubblica generale. Imboscarsi è semplicemente: non fare il proprio dovere. Il vero imboscato non era l’ufficiale di classe giovane messo in un comando; era bensì quello stesso che, messo in un comando non faceva bene quello che doveva fare.

Nel generale malcontento contro gli imboscati troppo parlava l’invidia e poco l’interesse per il paese. Altrimenti non si sarebbero chieste formalità così ridicole come la necessità d’appartenere a classi anziane o d’essere inabili, per restare a compiere dati servizi. Si sarebbe chiesta l’abilità a quei dati servizi.

Purtroppo, nonostante le leggi, l’imboscamento è restato: dico l’imboscamento vero e proprio, quale il mutare di professione o di mestiere per mettersi fra coloro che corrono meno rischio. Le leggi, i regolamenti, le circolari non potevano cacciare gli avvocati diventati automobilisti e i benestanti improvvisati tornitori o direttori di officine per il munizionamento o esattori comunali o agenti d’assicurazioni. Tutte le volte che l’opinione pubblica chiede qualche legge contro una immoralità dilagante, si può essere sicuri che la legge sarà aggirata o applicata fiaccamente. La vera moralità agisce senza leggi. Un paese sano reprime l’imboscamento con meno leggi.

Indice
Sabotaggio militare e civile

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