Effettivi, di complemento e territoriali

Un disagio morale si manifestò nell’esercito per le relazioni fra ufficiali effettivi e ufficiali di complemento o della territoriale. I primi guardavano dall’altro in basso i secondi, che ritenevano poco istruiti. I secondi sentivano questa antipatia e la ricambiavano, lamentandosi che, con la complicità degli ufficiali superiori, i primi si riserbassero i posti più sicuri nel paese od al fronte. In un reggimento che io conosco, di cinque subalterni effettivi che partirono per il confine, durante il viaggio quattro si collocarono nelle retrovie o si ammalarono. Il quinto fu destinato al carreggio. In generale si notava questa contraddizione: che proprio gli ufficiali effettivi, che avevano scelto la carriera delle armi come un mestiere e per i quali la guerra doveva essere se non una ragione di gioia, come nei migliori, almeno un rischio preveduto, cercavano di sfuggire alle sue conseguenze e mandavano avanti gli ufficiali di complemento e della territoriale, per i quali la guerra non era che un incidente della vita.

La ragione addotta per questo imboscamento, cioè le conoscenze tecniche degli ufficiali effettivi, cadeva di fronte al fatto che nulla in questa guerra si applicava e rassomigliava a quello che essi avevano imparato e si insegnava loro nei manuali. Tutto era da impiantare a nuovo e tutto da imparare. La mente dei giovani ufficiali di complemento e della territoriale, venuti dalle carriere libere, più freschi e non interessati all’avanzamento, era assai più adatta che non la mentalità adagiata in sistemi fissi e comodi per l’unana pigrizia, degli ufficiali effettivi.

Lo stesso dualismo si manifestava fra la Sanità militare e i suoi elementi medici venuti dalle Università, dalle Cliniche, dagli Ospedali, dalle Condotte.

Indice
L’ufficiale italiano. L’impreparazione

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