Conclusione

Mmi pare dunque di avere chiarito come va che Vittorio Veneto debba essere considerato in opposizione a Caporetto, ma in senso assai differente dal solito. Se volessi esprimermi paradossalmente, direi che Caporetto è stata una vittoria, e Vittorio Veneto una sconfitta per l’Italia. Senza paradossi si può dire che Caporetto ci ha fatto del bene e Vittorio Veneto del male; che Caporetto ci ha innalzati e Vittorio Veneto abbassati, perché ci si fa grandi resistendo ad una sventura ed espiando le proprie colpe, e si diventa invece piccoli gonfiandosi con le menzogne e facendo risorgere i cattivi istinti per il fatto di vincere.

Bisogna impedire che un nuovo falso valore (la grande vittoria di V.V.) si introduca nella storia d’Italia. Già abbiamo dovuto tanto combattere contro altri falsi valori e abbiamo sentito pesare su di noi la retorica di tante false grandezze letterarie e civili e del recente Risorgimento. Un’altra menzogna aggiunta alla non breve serie delle menzogne nazionali non ci farebbe punto bene.

Speriamo che l’Italia si persuada di questo: che la delusione per l’incompleto raggiungimento dei fini nazionali deve attribuirsi per buona parte ai propri dirigenti, politici e militari, letterati e giornalisti, ed all’appoggio ad essi concesso dalla pubblica opinione.

Se l’Italia sarà persuasa di questo, potrà dire d’avere in gran parte riparato al danno subito. Non vi è nulla di stabile nel mondo e tanto meno dopo l’attuale pace di Versailles. Nulla s’annunzia di altrettanto provvisorio e modificabile con gli anni, anche senza violenze e conflitti. La carta d’Europa è migliore di quello che fosse prima della guerra; la nostra posizione è superiore, e le intemperanze di qualche ora di esaltazione speriamo non l’abbiano guastata; i frutti della vittoria – di quella vera nostra – si sono ottenuti. Se qualche cosa resta ancora da avere, si potrà, dando tempo al tempo e soprattutto migliorando noi stessi, l’intimo de l’Italia. Il vero problema nazionale è un problema di politica interna piuttosto che di politica estera, è un problema di anima nazionale, cioè di carattere, di istruzione, di giustizia, di fierezza e sopratutto di giustizia e di verità: di verità verso tutti ma specialmente verso noi stessi.

novembre 1919

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