Come anderà?

È curioso che chi scrive queste pagine abbia per l’Italia maggiori speranze di quel che aveva prima. Perché prima di questa catastrofe poteva capitare all’Italia di raggiungere i suoi intenti capitali per forza non propria e senza che si rivelassero le bacature del suo corpo. Posta allora in una situazione superiore alle sue capacità e gonfiata dalla ventura, sarebbe stato un paese di impossibile orgoglio e di pronta irreparabile caduta. Oggi li male è palese, evidente, innegabile. Non c’è persona di buon senso che in questi giorni non sia stata costretta dagli eventi a riflettere,a  guardare in faccia la realtà.

Vorrà il nostro paese approfittare della lezione?

Se noi esciremo dalla guerra con i nostri confini naturali e finalmente consci della nostra realtà di popolo che è ancora da fare, di nazione inferiore alle grandi che si contendono la direzione del mondo: se saremo capaci del modesto e serio programma di prendere questa «piccola Italia» e cominciarne l’educazione e il dirozzamento, se potremo cacciare dal governo gli elementi malsani e incoscienti, iniziando da l’altro un regime di giustizia e di severità generale: se l’abisso tra chi comanda e il popolo sarà colmato e correrà dall’uno all’altro un ricambio di energie e di fiducia: allora questa catastrofe non sarà stata invano e fra venti anni gli stranieri dovranno rispettarci assai più di quello che farebbero se avessimo carpito, con immeritata fortuna, il posto che nel mondo non ci spettava né per forza né per maturità di animo.

FINE

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