Gli Alpini in Russia

Nell’estate del 1941 il Corpo d’Armata Speciale (CSIR – generale Messe) entrò in linea sul fronte russo. Sopravvenuto l’inverno, fu sentito il bisogno di disporre di reparti sciatori. Perciò fu ricostituito il battaglione sciatori Monte Cervino (tenente colonnello D’Adda), formato da due compagnie di uomini scelti fra i migliori sciatori e dotato di speciale equipaggiamento per la guerra invernale.

Il 14 gennaio 1942 il Cervino partì da Aosta e raggiunse il 21 febbraio la zona d’operazione. Dopo un periodo di azioni di pattuglia sul fronte delle divisioni Torino e Pasubio, durante le quali furono catturati prigionieri ed armi, partecipò il 22-23 marzo ad operazioni nella zona di Ploski. Rinforzato dall’80a compagnia armi di accompagnamento, entrò il 25 aprile a far parte del Raggruppamento tattico Barbò. Prima in linea sul Samara, fu poi trasferito a Brodj e partecipò il 18 maggio all’attacco di Klinowki ed alle operazioni per l’eliminazione della sacca di Jsium, sostenendo duri combattimenti.

Nel luglio il battaglione passò alle dipendenze dell’ARMIR (generale Gariboldi) ed il 22 agosto fu messo a disposizione del XXXV Corpo d’Armata (generale Messe) impegnato in una difficile battaglia difensiva.

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Alpini in un villaggio russo

Entrò in linea il 24 agosto a Tscherbotarensky, subito dopo la carica del Savoia Cavalleria, e nella notte successiva fu autotrasportato a sud di Batmukin, dove il 26 contrattaccò, ristabilendo la situazione. Si schierò poi dinanzi a Jagodnij.

Decisa una maggiore partecipazione di forze italiane alla campagna in Russia, e soprattutto con la prospettiva di includere il Caucaso nel teatro di operazioni, fu costituito il Corpo d’Armata alpino al comando del generale Gabriele Nasci, con capo di Stato Maggiore generale Martinat, comandante dell’artiglieria generale Filippi e del genio generale Tamassia.

La costituzione organica dei reggimenti, dei battaglioni e dei gruppi fu adattata alle esigenze di una guerra in cui avevano larga parte i carri armati, assegnando compagnie cannoni e batterie controcarro e controaeree. Se le armi non erano del tutto adeguate alle moderne esigenze, è però certo che, nei limiti delle disponibilità, fu compiuto un notevole sforzo per dare efficienza al Corpo d’Armata. Per quanto concerne il personale, il Corpo d’Armata del generale Nasci rappresentava per ufficiali e truppa quanto di meglio potessero dare il corpo degli Alpini e l’Artiglieria alpina.

Fu una possente unità alpina e nessun’altra la superò in valore e spirito di sacrificio.

Agli ordini del generale Nasci erano:

Divisione Tridentina (generale Reverberi):

  • 5° Alpini (colonnello Adami): battaglioni Morbegno (maggiore Zucchi), Tirano (maggiore Volpatti), Edolo (maggiore Belotti);
  • 6° Alpini (colonnello Signorini): battaglioni Vestone (maggiore Bracchi), Verona (maggiore Prat), Vak Chiese (tenente colonnello Chierici);
  • 2° Artiglieria Alpina (colonnello Migliorati); gruppi Bergamo (maggiore Meozzi), Vicenza (tenente colonnello Calbo), Val Camonica (maggiore Andri);
  • 2° battaglione Genio (maggiore Cassoli).

Divisione Julia (generale Ricagno):

  • 8° Alpini (colonnello Cimolino): battaglioni Tolmezzo (maggiore Talamo), Gemona (tenente colonnello Dell’Armi), Cividale (tenente colonnello Zacchi);
  • 9° Alpini (colonnello Lavizzari): battaglioni Vicenza (maggiore Paganelli), L’Aquila (maggiore Boschis), Val Cismon (tenente colonnello Actis Caporale e poi capitano Valenti);
  • 3° Artiglieria Alpina (colonnello Moro): gruppi Conegliano (maggiore Rosotto), Udine (tenente colonnello Cocuzza), Val Piave (tenente colonnello Valdetara);
  • 3° battaglione Genio (maggiore Ilari).

Divisione Cuneense (generale Battisti):

  • 1° Alpini (colonnello Manfredi): battaglioni Pieve di Teco (maggiore Catanoso), Ceva (tenemte colonnello Avenanti), Mondovì (maggiore Trovato);
  • 2° Alpini (colonnello Scrimin): battaglioni Borgo San Dalmazzo (tenente colonnello Palazzi), Dronero (maggiore Guaraldi), Saluzzo (maggiore Bomiperti);
  • 4° Artiglieria Alpina (colonnello Orlandi): gruppi Mondovì (tenente colonnello Rossini), Pinerolo (tenente colonnello Lucca), Val Po (tenente colonnello Cresseri);
  • 4° battaglione Genio (maggiore Mazzone).
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La storica immagine di don Carlo Gnocchi insieme al generale Reverberi alla partenza per la Russia.

Il Corpo d’Armata alpino, iniziato il movimento i 14 luglio, fu scaricato in varie località: la Tridentina alla stazione di Nowo Gorlowka, la Cuneense fra Izyum e Uspenskaija e la Julia, ultima arrivata, a Izyum.

Dovendo operare nel Caucaso, fu messo a disposizione della XVIII Armata germanica ed il 16 agosto la Tridentina iniziò il movimento per via ordinaria. Dopo quattro tappe, il 19 agosto, essendosi rinunziato all’impiego sul Caucaso, fu rimesso alle dipendenze dell’VIII Armata italiana (ARMIR) e subito la Tridentina fu inviata in direzione di Millerovo e la Cuneense verso Starobelsck.

Il dirottamento verso la pianura del Don costituì una grave delusione per gli Alpini. Frattanto, causa sfavorevoli avvenimenti sul fronte del XXXV Corpo d’Armata la Tridentina fu messa temporaneamente a sua disposizione e fu avviata verso la zona Jagodnij-Garbatovo-Bolskoi, tenuta dalla divisione Sforzesca. Le altre due divisioni furono trattenute in riserva.

La Tridentina (meno il battaglione Verona ancora arretrato) raggiunse il fronte tra il 27 e il 30 agosto. Il 5° Alpini fu avviato a JagodniJ (divisione Sforzesca) dove già era il battaglione Cervino, ed il 30 agosto in una ricognizione cadde il maggiore Volpatti, comandante del Tirano, sostituito dal maggiore Zaccardo. Il 6° Alpini (Vestone e Val Chiese) entrò in linea a destra, a Bolskoi, ed il 1° settembre attaccò in direzione di Kotowski. Lo slancio del Vestone fu tale dal portarlo addirittura sullo schieramento delle artiglierie russe.

Essendo però mancato il promesso appoggio di carri armati tedeschi, il Vestone ed il Val Chiese, che aveva raggiunto Kotowskij, furono costretti da un contrattacco a ripiegare, non senza aver prima distrutto le artiglierie conquistate.

L’offensiva russa era ormai stroncata e su quel tratto di fronte, sul quale s’inserì il comando della Tridentina il 9 settembre, subentrò la calma. In questo periodo la divisione perdette 27 ufficiali (10 morti, 16 feriti e 1 disperso) e 538 alpini (61 morti, 352 feriti e 125 dispersi).

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Cimitero di Alpini in Russia

Il settore della Tridentina fu ripartito in due sottosettori: a destra il 6° Alpini (colonnello Signorini) rinforzato dal Tirano, ed a sinistra il Cervino ed il Morbegno agli ordini del tenente colonnello D’Adda. Il comandante del 5° Alpini (Adami) assunse il comando della riserva del Corpo d’Armata (Edolo e mezzo battaglione carri). Il 29 settembre il Tirano passò a far parte della riserva.

L’8 settembre al Corpo d’Armata alpino fu assegnato il settore, all’estrema sinistra dell’ARMIR, fra Novo Kalitwa e Pawlowsk, sul quale si schierarono tre il 19 ed il 20 settembre la Cuneense a destra e la Julia a sinistra.

Il 6 ottobre il battaglione Borgo San Dalmazzo respinge il primo attacco russo, e cadde eroicamente il triestino capitano Movia.

Alla fine di ottobre il settore del Corpo d’Armata fu ampliato a sinistra e qui entrò in linea la Tridentina, giunta con una marcia di 200 km.

Le divisioni si accinsero a rafforzare le linee ed a prepararle per svernarvi, compiendo lavori di mole eccezionale, con ammirevole ingegnosità.

Dall’11 dicembre incominciarono gli attacchi russi contro i Corpi d’Armata Il e XXXXV e il 17 il nemico riuscì a penetrare nel fronte della 385a divisione germanica e della divisione Ravenna, alla destra della Cuneense, determinando una falla fra Novo Kalitwa e la valle del Bogutschar.

La divisione Julia aveva già pronto un «gruppo d’intervento» (tenente colonnello Actis) costituito dai battaglioni L’Aquila (maggiore Boschis) ed un gruppo artiglieria di formazione (maggire D’Amerio) che fu subito avviato a Ivanowka, dove era già il battaglione Cervino (capitano Lamberti), che si era schierato su amplissimo fronte, sostenendo vittoriosamente duri combattimenti, durante i quali cadde eroicamente, il 22 dicembre, il tenente Sacchi.

Il «gruppo d’intervento» si schierò il 19 mattino a destra del Cervino, verso Deresowatka, su di un fronte di 10 km sul quale sostenne violenti attacchi di forze di gran lunga superiori, con carri armati, sacrificando, dal 19 al 25 dicembre, 29 ufficiali, 79 graduati e 815 alpini del battaglione L’Aquila. Ciò malgrado, questo eroico battaglione continuò, fino al 29 dicembre, a resistere senza cedere di un passo.

Frattanto era giunta in linea l’intera divisione Julia, sostituita nel settore prima occupato dalla divisione di fanteria Vicenza (generale M.O. Pascolini). Il 24 dicembre il Val Cismon, che aveva sostituito il Cervino, ed il Vicenza ricacciarono due reggimenti che lasciarono sul terreno 500 morti. Il 27 il Val Cismon riconquistò una posizione perduta dai tedeschi.

Il Cividale mantenne con valore e tenacia le posizioni contro violenti e reiterati attacchi; Tolmezzo e Gemona si prodigarono, mantenendo intatte le posizioni loro affidate; il 30 dicembre il Vicenza respinse l’attacco, più volte rinnovato, di un reggimento, e il 3° battaglione Genio Alpini andò al contrattacco in emulazione con gli Alpini, sì che la divisione Julia fu denominata dai tedeschi «la divisione miracolo».

Fra i molti eroi di queste giornate meritano particolare ricordo l’alpino Tolgo del Val Cismon, Medaglia d’Oro vivente e cieco di guerra, le Medaglie d’Oro cadute tenente Rabeggiani e alpino Capomizzi, il vivente alpino Ziliotto e ancora le Medaglie d’Oro sergente maggiore Zucchi, capitano Chiarardia, sottotenente Gavoglio e tenente Heusch.

Sul fronte della Cuneense il Saluzzo aveva respinto il 24 dicembre un attacco.

Il nemico, arrestato nettamente sul fronte della Julia e contenuto più a sud da unità tedesche, stava intanto preparando un attacco ben più vasto, con forze imponenti, che scatenò il 14 gennaio sul fronte del Corpo d’Armata Alpino e del XXIV Corpo d’Armata germanico alla sua destra, dal quale dipendeva la Julia.

Sul fronte della Tridentina, Tirano e Morbegno non cedettero di un passo; il Vestone ricacciò il 15 gennaio ben sette attacchi consecutivi, il 16 e 17 l’Edolo ricacciò in fuga il nemico e qui cadde il capitano Fannucchi. La Cuneense rimase salda sulle sue posizioni.

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Gli Alpini insediati in un villaggio

La Julia respinse il 15 violenti attacchi, in cui rifulse ancora una volta il valore del Val Cismon; quindi la divisione ebbe ordine di ripiegare su posizioni retrostanti, perché il fronte era stato sfondato il 14 gennaio a circa 30 km più a sud, dove erano unità tedesche. Per questa breccia sul fronte tedesco irruppero carri armati che nella stessa giornata del 14 travolsero a Shilino il comando del XXIV Corpo d’Armata germanico, e innanzi punte corazzate che l’indomani mattina raggiunsero Rossosch, sede del comando del Corpo d’Armata Alpino. Il Cervino (capitano Lamberti), reparti vari, personale dei comandi e dei servizi, affrontarono i carri con bombe a mano e bottiglie di benzina; annientarono i gruppi dei fanti aggrappati ai carri e ricacciarono questi fuori dell’abitato con una lotta epica. Cadde eroicamente il tenente Corte di Montonaro, del battaglione Cervino.

L’incursione in Rossosch avvertì il generale Nasci che le sue divisioni stavano per essere accerchiate, sebbene tenessero saldamente il fronte loro affidato. Non rimaneva che cercare di sottrarle all’accerchiamento, ma invano il comando dell’VIII Armata italiana chiese al comando tedesco l’autorizzazione, che fu negata in base ad un assurdo concetto di resistenza in posto.

Quando il 17 gennaio la ritirata fu autorizzata, erano state perdute, per colpa del comando tedesco, due giornate preziose.

Ebbe allora inizio quella marcia verso occidente che fu tutta un alternarsi di attacchi contro i successivi sbarramenti russi e di reazioni agli attacchi di carri e di partigiani sui fianchi e sul tergo. La semplice narrazione degli avvenimenti non può dare l’esatta misura della tragedia che si abbatté sulle divisioni e tanto meno dello sforzo eroico che ogni reparto, ogni alpino, dovettero compiere per tentare di vincere il nemico e le avversità dell’ambiente tragico della steppa gelata, a 40° sotto zero, senza viveri, senza riparo, esausti, assiderati, senza possibilità di sostare per non rimanere vittime del gelo, costretti ad andare all’assalto per superare uno per uno gli sbarramenti nemici.

Più che di una «ritirata», si trattò di una continua, eroica, «offensiva» contro il nemico e la natura ostile. La situazione era, fin dalla sera del 17, particolarmente grave per le divisioni Julia, Cuneense, Vicenza perché le forze russe che dal sud erano pervenute a Rossosch, dove il 16 aveva valorosamente combattuto, sacrificandosi, il 1° battaglione complementi della Cuneense (tenente colonnello Scippacercola), continuavano a progredire sul loro tergo verso nord e nord-ovest.

La divisione Tridentina aveva ancora abbastanza libera la ritirata verso ovest.

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La Ritirata

La divisione Julia – gravemente logorata dall’eroica lotta sostenuta per quasi un mese – e la Cuneense, dovevano perciò risalire prima verso nord-ovest, tentando di sfuggire alla branca della tenaglia russa protesa da Rossosch, per cercare di raggiungere la Tridentina.

Oltrepassato sul ghiaccio il Kalitwa, la Julia puntò su Popowka, dove si era diretta la Cuneense.

Tra il 19 e il 20 gennaio il 9° Alpini si batté con eroico valore fra Popowka e Kopanka, agli ordini del colonnello Lavizzari, e quindi riprese nella notte il movimento su Postojalij. Verso le 15 del 21, nei pressi di Lesnitcianksy una forte colonna russa con carri armati accerchiò il reggimento, che combatté con eroico valore, fino all’esaurimento delle munizioni. Alla fine fu sommerso dalla marea russa. L’8° Alpini, dopo aver resistito disperatamente a Nowo Postojalowka ed aver attaccato con furia eroica il 20 e 21 a Samojlenkow, con alla testa il generale Ricagno ed il colonnello Cimolino, fu sopraffatto il 22 e 23 a Nowo Sergiewsky ed a Scheliakino. Caddero eroicamente il caporale Bortolussi e il caporal maggiore Maronese, del gruppo Conegliano, Medaglie d’Oro.

Un esiguo gruppo di superstiti, con il generale Ricagno, fu poi fatto prigioniero il 27 gennaio, non lontano da Valuiki, mentre si slanciava in un estremo assalto contro i cosacchi che l’avevano accerchiato.

Il tenente colonnello Rossotto, comandante del gruppo Conegliano, riuscì a raccogliere un certo numero di superstiti e a raggiungere la Tridentina, con la quale combatté e marciò verso la salvezza.

Il sacrificio della 21a compagnia (capitano Rabo) del Saluzzo e della 72a batteria (capitano Silvestri) del gruppo Val Po, consentì alla colonna della Cuneense di sganciarsi dal nemico che l’aveva attaccata la sera del 19 a Popowka, e di procedere verso Nowo Postojalowka. Cadde a Popowka la Medaglia d’Oro sergente maggiore Vincenti del 2° Alpini.

Il villaggio di Nowo Postojalowka era occupato dal nemico: il Ceva attaccò e cadde il comandante, tenente colonnello Avenanti, Medaglia d’Oro, con due comandanti di compagnia (capitani Zoppi e Tomaselli) e tutti e tre i comandanti di batteria del gruppo Mondovì, caduti sui loro pezzi, capitani Sibona, Medaglia d’Oro, Calanchi e Cassone. Attaccarono allora i battaglioni Borgo San Dalmazzo e Saluzzo, ma furono schiacciati da carri armati e fanterie. Constatata l’impossibilità di sfondare, il generale Battisti decise di approfittare dell’oscurità per disimpegnarsi e raggiungere Postojalij. Ricordiamo l’eroico sacrificio dell’alpino Cazzulini e del caporal maggiore Ferrero, Medaglie d’Oro del 1° Alpini.

Il nemico attaccò e il Mondovì si sacrificò per consentire a ciò che rimaneva della divisione di intraprendere la marcia. Il maggiore Trovato cadde alla testa del suo battaglione.

Ormai il generale Battisti disponeva soltanto più del battaglione Dronero e del gruppo Pinerolo: complessivamente circa 2000 uomini. Nella giornata del 21, superata Postojalij (dove il giorno prima aveva combattuto la Tridentina) i resti della Cuneense raggiunsero Alexandrowka.

La divisione Tridentina, oltre ad essere più prossima alla direttrice di ripiegamento, fu agevolata nei primi giorni dalla presenza a sud delle divisioni Julia e Cuneense che, combattendo strenuamente contro la branca meridionale della tenaglia russa, ne rallentarono il movimento. Infatti le prime resistenze che la Tridentina incontrò a Skorobib il 19 gennaio, superate con un attacco del 5° Alpini, sostenuto dal gruppo Val Camonica, furono opposte da truppe provenienti da nord, dal settore della II Armata ungherese.

In quel giorno, mentre il 6° Alpini era avviato a Repiewha, il comando del Corpo d’Armata e quello della Tridentina sostarono a Opyt, avendo il generale Nasci sperato di essere raggiunto dalle altre divisioni.

Nella notte sul 20 Opyt fu attaccato; respinto una prima volta dalla 54a compagnia del Vestone e dalla 45a batteria del gruppo Vicenza, il nemico ritornò all’attacco ed il 2° battaglione Genio (maggiore Cassoli) lo respinse contrattaccando, ma perdendo il sessanta per cento dei suoi effettivi, fra cui i tenenti Fabiani e Rossi, Medaglie d’Oro.

Il 20 il 6° Alpini sfondò lo sbarramento nemico a Postojalij e, combattendo dalle 17 a mezzanotte, anche lo sbarramento di Nowo Karkowa. All’alba del 21 fu rotto anche il terzo sbarramento russo sulle alture di Limarewka. Intanto alla colonna si accodavano sempre più numerose torme di dispersi di ogni nazionalità, che cercavano la salvezza sotto la protezione degli alpini.

Il battaglione Cervino, che era partito da Rossosch nel pomeriggio del 16, aveva raggiunto combattendo Oljchowatcha e quindi Warwarowka, sopravanzando la colonna della Tridentina. La piccola colonna andava via via assottigliandosi di combattenti per le perdite subite nei continui combattimenti, mentre ingrossava per l’affluenza di dispersi. Il battaglione cessò praticamente di esistere e il comandante, capitano Lamberti, con una pattuglia, fu catturato il 21 gennaio dopo vivace combattimento, non lontano dalla ferrovia Valuiki-St. Ostrol. SOltanto 42 superstiti del glorioso battaglione poterono giungere in salvo.

Il battaglione Pieve di Teco (tenente colonnello Catanoso) del 1° Alpini era sul Don nel settore della divisione Vicenza, con la quale iniziò il ripiegamento. Il 19 era a Samojlenkow, il 20 attaccò a sud di Postojalij e aprì un varco alla colonna, di cui era l’avanguardia. Combatté a Nowo Karkowa e il 23 a Scheljakino; nei giorni successivi respinse attacchi di carri armati. Il 26 fu nuovamente attaccato presso Valuiki, resistette con superba tenacia, finché fu sopraffatto. Compirono prodigi di valore, fra gli altri, le Medaglie d’Oro sottotenente Gerbolini e il sottotenente medico Mendozza.

Alle 3 del 22 la divisione Tridentina mosse con obiettivo Ladomirowka. All’alba, presso Scheljakino, incontrò uno schieramento russo; 5° e 6° Alpini andarono all’attacco, sostenuti dai gruppi Bergamo e Vicenza e passarono. Al crepuscolo il Morbegno si sacrificò per stroncare un attacco russo e cadde il comandante, maggiore Sarti. Assunse il comando dei superstiti il capitano Emanueli, caduto a sua volta, e sostituito dal maggiore Fabbrocini.

Il 22 i resti della Cuneense giunsero a Nowo Karkowa, non riuscendo a raggiungere la Tridentina. Le due divisioni erano ormai troppo distanziate. Il 23 continuarono la marcia. Verso le 12 la Tridentina ricacciò i russi dal villaggio di Nikolajewka e poi sorpassò Kowalew. L’indomani 24 Vestone e Val Chiese apersero un varco a Malakaiewe e la divisione raggiunse a notte fonda Romankowo.

Il 25, dopo cinque ore di marcia, ricacciò i russi da Nikotowka e spinse il 6° Alpini col gruppo Bergamo su Arnautowo. Il 26 mattino, appena iniziata la marcia, si delineò un movimento avvolgente contro il Tirano, che contrattaccò e volse ancora in fuga il nemico. Caddero le Medaglie d’Oro tenente Giiuliano Slataper, figlio della Medaglia d’Oro Guido, Soncelli, Perego e il capitano Grandi che, morente, volle far cantare dai suoi Alpini Il testamento del capitano.

Frattanto il 6° Alpini (colonnello Signorini) era già a contatto col nemico a Nikolajewka, occupata da un’intera divisione e da solo non poteva sfondare. La situazione era estremamente grave: passare o perire. Verso l’imbrunire giunse il colonnello Adami col 5° Alpini (Tirano e Edolo) e allora tutti i validi della colonna si lanciarono all’assalto con alla testa i generali Reverberi e Martignat, i comandanti del 5° e del 6° e del 2° Artiglieria, Adami, Signorini e Migliorati, e volsero in fuga il nemico, conquistando una quarantina di cannoni. Dolorose le perdite: 40 ufficiali morti, fra i quali l’eroico generale Martinat Medaglia d’Oro e centinaia di Alpini fra i quali le Medaglie d’Oro capitano Piatti, del Tirano e sergente maggiore Achilli; ferito a morte il tenente colonnello Calbo Medaglia d’Oro e ferito il colonnello Migliorati del 2° Artiglieria Alpina.

Il 25 gennaio la Cuneense era fortemente impegnata a Dechtjarnaja, dove la Tridentina era passata il 23; riuscì a disimpegnarsi e a continuare verso Suchowo la marcia, resa penosissima da una terribile bufera di vento e neve. Il Dronero attaccò ed aprì il varco verso Malakajewe, dove la colonna fu di nuovo sottoposta a violento fuoco. Il 27 squadroni di cosacchi la avvolsero mentre era in marcia e per poco non catturarono il generale Battisti, ma invano intimarono la resa. Il Dronero si schierò e li costrinse a indietreggiare.

Erano ormai dodici giorni e undici notti che la Cuneense marciava e combatteva. Gli uomini erano esausti. All’alba del 28 stava raggiungendo Roswanskoie, a pochi chilometri da Valuiki, quando fu circondata dai cosacchi. Si accese un violento combattimento; mancando le munizioni gli Alpini lottarono all’arma bianca. Poi il cerchio si chiuse inesorabile sui superstiti, ma nessuno si arrese. Furono tutti presi con l’arma alla mano, con il generale Battisti e i comandanti del 1° e 2° Alpini colonnelli Manfredi e Scrimin.

Dopo il combattimento di Nikolajewka, la Tridentina continuò la marcia, insidiata da partigiani, fino a raggiungere il 31 gennaio Schebekino, sempre seguita da una turba dolente di feriti, congelati, dispersi di ogni nazionalità. Qui, dopo aver portato in salvo i resti del suo reggimento, morì l’eroico comandante del 6° Alpini colonnello Signorini, Medaglia d’Oro.

La tragica vicenda del Corpo d’Armata Alpino non era ancora conclusa; sono fin troppo note l’ecatombe nei campi di concentramento russi degli Alpini caduti prigionieri e le sofferenze che i superstiti dovettero sopportare in spregio ai più elementari principi di umanità. Se la tragedia fu immensa, non meno grandiosa fu la prova di solidità morale e materiale che ancora una volta gli Alpini diedero in circostanze eccezionalmente avverse.

Le cifre sono tristemente eloquenti: 1290 ufficiali e 39720 sottufficiali e truppa caduti e dispersi. Rientrarono in Patria 6400 uomini della divisione Tridentina, 3300 della Julia e 1300 della Cuneense.

Comandanti e Alpini si sacrificarono spiritualmente uniti: cinque comandanti di reggimento alpino su sei non ritornarono e con loro la maggioranza dei comandanti di battaglione e gruppo, di compagnia e batteria.

Gli Alpini in Russia scrissero la pagina certamente più tragica della storia del Corpo, ma una pagina gloriosissima per le Armi Italiane.

Non potendo ricordare uno per uno i mille e mille eroi del Corpo Alpino, additiamo all’ammirazione le Medaglie d’Oro non segnalate nel corso della narrazione degli avvenimenti: del 1° Alpini il colonnello Manfredi, il tenente D’Eramo, il sergente maggiore Solimano; del 2° Alpini il tenente Anselmi e il capitano Astrua, l’alpino Mazzocca e il tenente cappellano Oberto; del 5° Alpini il capitano Briolini e il tenente Nicola; del 6° Alpini il tenente Baisi e il sottotenente Da Ros; il capitano Frugoni, il sottotenente Tarchini e il tenente Zani; dell’8° Alpini il caporal maggiore Cescato, il maresciallo Durigon, il sergente Goi, il tenente Rossi; del 9° Alpini il capitano Bertolotti, il sottotenente Cantele, il tenente Colinelli, i sottotenenti Gamba, Menotti e Piccinini, il capitano Renzi; del 2° Artiglieria Alpina il capitano Albera, il tenente Magnolini, il capitano Orzali, il maresciallo Tempesti, il capitano Vinco; del 3° Artiglieria il capitano Slataper, figlio dell’eroe triestino, il sergente Bertolotto; del 4° Artiglieria Alpina, il caporale Gabrieli, il tenente Suracusa; del comando di Corpo d’Armata il capitano Capitò e del battaglione Cervino il tenente medico Reginato

Da «Alpini» dell’Istituto di Divulgazione Storica – Roma 1954

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