Trofeo Sora 2019, gara di staffetta alpina

La Sezione ANA di Bergamo organizza la 60ª edizione del Trofeo Gennaro Sora, gara di staffetta alpina. La competizione si svolgerà a Spiazzi di Gromo (BG) il 10 febbraio 2019 e vede la collaborazione dei Gruppi Alpini Alta Valle Seriana, Val Gandino, Val del Riso, Foresto Sparso, Val Borlezza e Valle di Scalve.

La competizione si compone di tre frazioni: 5 km di fondo a tecnica classica, 3 km in salita e uno slalom gigante di 2 km.

Brochure illustrativa completa (in formato scaricabile e stampabile)

copertina

Il capitano Gennaro Sora

Gennaro Sora

Gennaro Sora arrivò fino al grado di colonnello. ma se anche avesse raggiunto il grado di generale e fosse vissuto cent’anni, sarebbe rimasto il capitano del pack, l’intrepido comandante che compì un’impresa leggendaria tra i ghiacci del Polo Nord. Di lui Gianmaria Bonaldi scrisse: “Noi Alpini che gli abbiamo voluto tutto il nostro bene, non gli riconosciamo altro grado: Capitano, cioè quello che guida e conduce; quello che da sempre sta in testa ai suoi uomini ed una via sola conosce ed addita, la più diritta e la meno facile; quello che non ha mai bisogno di voltarsi indietro ad incitare i suoi uomi, perché sa che gli andranno dietro fino alla morte o alla vittoria“.

Nato a Foresto Sparso il 18 novembre 1892, la Prima Guerra Mondiale segnò in modo indelebile la sua vita. Il 23 maggio 1915, sul far della sera, sottotenente di fresca nomina marciava al comando del 3° plotone della 50ª compagnia del battaglione Edolo che doveva attestarsi a Forcella di Montozzo, alla cui difesa era destinato. Dietro gli alpini della sua compagnia, “ceffi della miglior risma bergamasca” commentavano: “Chèl le l’è ‘n gamba de sigür! Arda che pàss e che barbèta!”. Giudicarono con occhio infallibile e non sbagliarono.

Infatti sul fronte dell’Adamello Sora dimostrò le sue qualità di alpinista e soldato, dalle doti fisiche e morali eccezionali, meritando quattro medaglie al valore, tre d’argento e una di bronzo. L’Albiolo, la Vedretta del Mandrone, il Montozzo e il Monticelli sono alcuni dei luoghi che lo videro eroico protagonista. Il 29 agosto del 1918, quando la guerra volgeva al termine, fu nominato capitano per meriti eccezionali.

Non a caso perciò, anche non molto ben visto da alcuni gerarchi del regime per la sua schiettezza e libertà di pensiero, nel 1928 cadde su di lui la scelta che lo pose al comando di una pattuglia di otto Penne Nere di supporto alla spedizione del dirigibile Italia al Polo Nord, diretta dal generale Nobile. I suoi “cadetti di Guascogna”, come lui stesso li definì, sette alpini e un artigliere da montagna, tutte guide e portatori per tradizione di famiglia, esperti di ghiaccio, abili sciatori, si dimostrarono all’altezza dei compiti loro assegnati. 

Come è noto il dirigibile, dopo aver sorvolato il Polo Nord, mentre era sulla via del ritorno, venne investito da una bufera e il 25 maggio 1928 precipitò sulla banchisa dell’Artide. Nell’urto dieci componenti della spedizione, compreso il generale Nobile, furono scaraventati sul pack, mentre sei rimasero nell’involucro del dirigibile che, alleggeritosi, si alzò nel cielo plumbeo e scomparve per sempre. Dopo giorni senza notizie, il 3 giugno si captò finalmente un SOS dai naufraghi e si capì che l’aeronave era precipitata non sulla terra ferma, bensì sulla banchisa al largo dell’isola di Foyn.

Sora era impaziente di andare alla ricerca dei naufraghi. Finalmente, dopo accese litigate con Romagna, comandante della “Città di Milano”, nave d’appoggio alla spedizione, fu autorizzato a partire. Era il 18 giugno. Si mise in marcia con due slitte e una muta di cani governata dall’olandese Van Dongen. Partendo dalla Terra di Nord-Est si avventurò sull’insidioso pack alla ricerca della Tenda Rossa di Nobile. Con pochissimi viveri, dovettero cibarsi anche dei cani, e senza mezzi radio, riuscirono a raggiungere, dopo estenuanti marce e pericolosi guadi, il luogo del naufragio, ma nel frattempo la deriva dei ghiacci aveva allontanato la Tenda Rossa in altra zona del mare.

Il 12 luglio dopo 48 giorni in balia dei ghiacci, i superstiti furono salvati dal rompighiaccio russo Krassin. Sora e Van Dongen, dall’Isola di Foyn, riuscirono a vedere solamente le ciminiere della nave che si allontanava. Il giorno dopo venivano prelevati da un idrovolante. 

La loro avventura – una follia secondo i cacciatori di foche della Baia del Re, rotti a tutte le fatiche e ai pericoli di quelle terre – fu sulla bocca di tutti e ancor oggi nelle Nazioni del Nord, più che in Italia, la marcia di Sora in soccorso dei naufraghi del dirigibile Italia viene ricordata come un’impresa leggendaria.

Nel 1937 è in Africa Orientale al comando degli alpini dell’Uork Amba con il grado di maggiore, si distingue per il valore, ma la sua schiettezza lo porta a scontrarsi con i gerarchi del regime non condividendone la politica repressiva. Per questo gli fu tolto il comando del battaglione alpino e assegnato a uno coloniale. Si comportò sempre con onore, ligio al suo dovere di combattente, e il suo reparto non fece mai uso di gas, né mai si accanì contro inermi, come insinuato ultimamente da alcuni giornali. Fu fatto prigioniero dagli inglesi nel 1941.

Il 12 maggio 1945 rientrò dalla prigionia e nello stesso anno ebbe il conmando del Distretto Militare di Como, un incarico che non gradì molto per la sua insofferenza alle scartoffie. 

Smessa la divisa con il grado di colonnello, morì improvvisamente a 57 anni, stroncato da un infarto il 23 giugno 1949 nel suo paese natio, mentre insegnava al figlio di un suo alpino come legare i vitigni con sottili rametti di salice. 

Oltre che eroico alpion, Gennaro Sora fu un uomo semplice e generoso, amato da tutti coloro che gli furono vicini.

[Nella foto in alto i vincitori di una delle passate edizioni del Trofeo Gennaro Sora]

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