Cento anni fa, una lettera dall’Ortigara

Il tenente Adolfo Ferrero, quando, alle ore 24.00 del 18 giugno 1917, scrisse questa lettera ai genitori, aveva appena vent’anni. Classe 1897, era attuolato nel 3° Reggimento Alpini “Val Dora”. Cadde il 19 giugno e, per il valore dimostrato, venne insignito di Medaglia d’Argento al Valor Militare. Studente universitario, il tenente Ferrero aveva dovuto, a causa della guerra, interrompere gli studi; gli venne conferita la laurea honoris causa in lettere e filosofia. Le sue spoglie riposano al Sacrario Militare di Asiago.

La lettera che sotto riportiamo venne ritrovata soltanto quarant’anni dopo i fatti, in perfetto stato di conservazione e con ancora alcune tracce di sangue, insieme ai resti di un soldato che si presume fosse l’attendente del tenente Ferrero, al quale la missiva era stata affidata.

18/06/1917 ore 24.00

Cari genitori,

      scrivo questo foglio nella speranza che non vi sia bisogno di farvelo pervenire.
Non ne posso fare a meno: il pericolo è grave, imminente. Avrei un rimorso se non dedicassi a voi questi istanti di libertà, per darvi un ultimo saluto. Voi sapete che io odio la retorica, … no, no, non è retorica quello che sto facendo. Sento in me la vita che reclama la sua parte di sole, sento le mie ore contate, presagisco una morte gloriosa, ma orrenda… Fra cinque ore qui sarà l’inferno. Tremerà la terra, s’oscurerà il cielo, una densa caligine coprirà ogni cosa, e rombi, e tuoni e boati risuoneranno fra questi monti, cupi come le esplosioni che in quest’istante medesimo odo in lontananza. Il cielo si è fatto nuvoloso: piove… Vorrei dirvi tate cose… tante… ma voi ve l’immaginate. Vi amo. Vi amo tutti tutti. 
Darei un tesoro per potervi rivedere… ma non posso… Il mio cieco destino non vuole. Penso, in queste ultime ore di calma apparente, a te Papà, a te Mamma, che occupate il primo posto nel mio cuore, a te Beppe, fanciullo innocente, a te o Adelina… addio… che debbo dire?
Mi manca la parola, un cozzare di idee, una ridda di lieti, tristi fantasie, un presentimento atroce mi tolgono l’espressione… No, no, non è paura. Io non ho paura! Mi sento ora commosso pensando a voi, a quanto lascio, ma so dimostrarmi dinanzi, ai miei soldati, calmo e sorridente. Del resto anche essi hanno un morale elevatissimo.
Quando riceverete questo scritto fattovi recapitare da un’anima buona, non piangete e siate forti, come avrò saputo esserlo io. Un figlio morto per la Patria non è mai morto.
Il mio nome resti scolpito indelebilmente nell’animo dei miei fratelli, il mio abito militare, e la mia fidata pistola (se vi verrà recapitata) gelosamente conservati stiano a testimonianza della mia fine gloriosa. E se per ventura mi sarà guadagnata una medaglia, resti quella a Giuseppe…
O genitori, parlate, fra qualche anno, quando saranno in grado di capirvi, ai miei fratelli, di me, morto a vent’anni per la Patria. Parlate loro di me, sforzatevi a risvegliare in loro ricordo di me… M’è doloroso il pensiero di venire dimenticato da essi… Fra dieci, venti anni forse non sapranno nemmeno più di avermi avuto fratello…
A voi poi mi rivolgo. Perdono, vi chiedo, se v’ò fatto soffrire, se v’ò dato dispiaceri. Credetelo, non fu per malizia, se la mia inesperta giovinezza vi à fatti sopportare degli affanni, vi prego volermene perdonare.
Spoglio di questa vita terrena, andrò a godere di quel bene che credo essermi meritato.
A voi Babbo e Mamma un bacio, un bacio solo che vi dica tutto il mio affetto. A Beppe, a Nina un altro. Avrei un monito: ricordatevi di vostro fratello. Sacra è la religione dei morti. Siate buoni. Il mio spirito sarà con voi sempre.
A voi lascio ogni mia sostanza. È poca cosa. Voglio però che sia da voi gelosamente conservata.
A Mamma, a Papà lascio… il mio affetto immenso. È il ricordo più stimolabile che posso loro lasciare.
Alla mia zia Eugenia il crocefisso d’argento, al mio zio Giulio la mia Madonnina d’oro. La porterà certamente. La mia divisa a Beppe, come le mie armi e le mie robe. Il portafoglio (l. 100) lo lascio all’attendente.
Vi bacio

Un bacio ardente di affetto dal vostro aff.mo Adolfo

Saluti a zia Amalia e Adele e ai parenti tutti

[Nella foto in alto la vetta del Monte Ortigara, il Calvario degli Alpini]

Un pensiero riguardo “Cento anni fa, una lettera dall’Ortigara

  • 22 agosto 2017 in 11:59
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    Lettera stupenda; addio consapevole ma sereno; esempio si coraggio per i subalterni, e sostegno al dolore dei Suoi cari. Onore a Lui!

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