Alpini sul tetto del mondo

Il 6 maggio 1973 una spedizione italiana conquistava la vetta dell’Everest. L’anima di quello che era un gruppo interforze era costituita da alpini. Vogliamo ricordare questo evento con un articolo tratto da “Genova Alpina”, anno V, N. 5-6, maggio -giugno 1973. Eccolo.

Eccezionale per compattezza, disciplina, rispetto ed altruismo la prova della spedizione italiana sull’Everest (m. 8.848) guidata da Guido Monzino.

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Il Tricolore in cima al mondo

Il tricolore d’Italia e una targa donata da Paolo VI sono stati posti da due alpini sull’Everest (m. 8.848), il tetto del mondo. Essi facevano parte di una spedizione capitanata da Guido Monzino, in cui erano rappresentati, insieme con una decina di civili, specialità dell’Esercito, della Marina, dell’Aviazione, e da Carabinieri, Guardia di Finanza e della Polizia, oltreché da un vigile del Fuoco di Milano (si chiama Marco Polo ed ha una ricca esperienza dolomitica).

Le due «penne nere» che hanno posto la bandiera italiana (cm. 30 per 20, confezionata a Torino) sono Mirko Minuzzo e Rinaldo Carrel, insieme con gli sherpa nepalesi Tapka Tenzing e Sambu Tamang. Questo grande, prestigioso traguardo alpinistico, raggiunto il 6 maggio scorso, era stato conquistato per la prima volta da Edmund Hillary nel 1953 e successivamente da altre otto cordate.

Mirko Minuzzo, sergente degli alpini, ha già preso parte con Guido Monzino ad altre spedizioni. Nel 1971 i due grandi alpinisti hanno raggiunto il Polo Nord. È nato ad Aosta il 9 luglio 1946; è sposato con due figli. Rinaldo Carrel è un alpino, nato a Valtournanche il 3 gennaio 1952; è figlio di Marcello Carrel (una guida alpina) e nipote di Luigi Carrel, «Carrellino». Suo trisnonno, Jean-Antoine, nel 1865 fu il primo italiano a scalare il versante italiano del Cervino. Fu anch’egli con Monzino e Minuzzo nella spedizione che nel 1971 raggiunse il Polo Nord.

La spedizione italiana (in totale 53 uomini tra militari e civili) ha dato prova di eccezionale compattezza, di disciplina, di rispetto e di altruismo. Da segnalare l’episodio di abnegazione del maresciallo capo Virginio Epis, istruttore della Scuola militare alpina di Aosta che faceva parte della seconda cordata giunta in vetta (composta dal capitano dei Carabinieri Fabrizio Innamorati, dallo stesso Epis e dal sergente Claudio Benedetti, oltre agli sherpa): è tornato al campo base a prendere una riserva d’ossigeno, evitando una tragedia per due componenti la spedizione.

[Foto in alto: l’Everest]

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