Piero Jahier alpino e scrittore

Tratto da “Genova Alpina”, anno V, N. 9, settembre 1973

Per una approfondita nota biografica su Piero Jahier rimandiamo al Dizionario Biografico Treccani

Jahier
Piero Jahier

Piero Jahier, tra i molti che scrissero delle proprie esperienze umane e militari nella guerra ’15-18 è colui che ci ha lasciato il libro migliore: “Con me e con gli alpini”, pubblicato un solo anno dopo la Vittoria, nel 1919.

Era nato, Piero Jahier, nel 1884 a Genova, da famiglia valdese. Il rigorismo morale dell’educazione impartitegli, il senso religioso della vita e dell’opera umana, il rispetto dell’altrui personalità erano il logico retaggio della sua origine e del suo mondo.

Ufficiale degli alpini, era andato in guerra conscio di dover assolvere un dovere quasi missionario nei confronti della Patria; si trovava di fronte la realtà di una guerra terribile eppure giusta e necessaria e la sofferenza umanissima degli uomini che in guerra combattevano e morivano, ventenni lanciati nel vortice di eventi di cui sfuggiva loro il sento. Erano uomini di paese, montanari poveri e semplici, pieni però di fierezza e dignità.

Il loro simbolo nel diario di questo scrittore alpino è il soldato Somacal Luigi, un giovane campagnolo, analfabeta e senza mestiere, sballottato in un mondo più grande di lui, Il soldato Somacal diventa per Jahier l’immagine di un’Italia sbagliata e alla deriva, condannata a tutto fare e a nulla essere e non soggetto nella vita nazionale, così distante dai suoi governanti e così fatalisticamente rassegnato a un destino ingrato.

Il lavoro aveva prostrato il povero Somacal, l’abitudine atavica alla sottomissione lo aveva reso inconsapevole di se stesso. Il servizio militare, prestato tra gli alpini e durante una guerra terribile, doveva renderlo veramente uomo e per Piero Jahier è uomo soltanto chi acquista la pienezza della propria dignità morale e chi ricerca nelle cose il senso profondo del suo vivere.

Gli alpini, e per loro il Somacal, trovano tutto questo nell’esperienza di una guerra i cui scopi spesso neppure intuiscono e nella pratica profondamente etica, quasi ascetica della montagna. Lo spirito alpino, la sua validità, la sua stessa essenza stavano per lo scrittore genovese nella fratellanza, nel sentirsi uniti ed uguali, al di fuori e al di sopra del ceto sociale o del grado militare.

Alpini
Alpini nella Prima guerra mondiale

Per questo Piero Jahier scrive felicissimamente «criticano sempre perché mi accompagno con gli inferiori, mi accompagno con i miei uguali. Tu credi di essere più istruito perché hai fatto le scuole e che il soldato-popolo ti sia inferiore. Ma io non credo a queste cose».

Era inferiore, invece, l’altra Italia, quella che aveva trasformato le plebi in soldati senza aver mai pensato a farne dei cittadini. E da questa risentita tensione etico-civile, da questa religiosa solidarietà con l’alpino che soffre e muore, deriva l’originalità dello stile di Jahier, non affatto tradizionale ma che procede per impennate e scatti e che attinge largamente al dialogo, non per vezzo letterario, ma per esigenza di verità.

La guerra vissuta con gli alpini, nel rischio e nel dovere comuni, riduce la vita alla sua realtà essenziale, a un dramma di scelta e di destino, a un pagare di persona attimo per attimo. Ma è proprio in questo sfondo che si realizza, nell’amore e nel dolore, una comunione e un’eguaglianza vere, destinate a lasciare una traccia profonda nel cuore dei duri e poveri montanari, per trasformarli finalmente in cittadini consapevoli della loro missione verso se stessi e i propri figli, e dunque verso la Patria.

Questa è la lezione etica di Piero Jahier, il suo essere uomo e alpino vero, nell’impegno austero di un’autenticità spirituale.

Roberto Pecchioli

[Immagine in alto: una scarpa della Prima guerra mondiale. Foto contenuta in una delle tante edizioni del libro di Jahier Con me e con gli Alpini]

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