Dal 7° Reggimento Alpini alle nevi del Kilimanjaro

Tratto da “Genova Alpina”, annoV, N. 9, settembre 1973

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Giovanni Balletto in una foto del 1971

Giovanni Balletto, nato a Genova nel 1905, medico alpino: «una vita vissuta ai piedi delle nevi del Kilimanjaro» queste potrebbero essere le parole fin troppo semplici per sintetizzare una vita intera dedicata alla scienza medica e alla montagna. Nel 1930 fu tenente medico al 7° Alpini e nel 1935, dopo esser stato all’ospedale di Firenze, fu in Africa, medico alpino valoroso, con il IV Gruppo Salmerie intendenza partecipando alla campagna etiopica. Racconta Felice Benuzzi, suo grande amico e compagno delle sue imprese alpinistiche, che è un po’ il suo biografo, che al di là della barricata di fuoco svolgeva nell’armata etiopica analoga missione un giovane medico austriaco: Balletto avrebbe con lui fraternizzato trenta anni dopo in uno scomodo bivacco sul Kilimanjaro! Appena instaurato il municipio italiano in Addis Abeba, fu nominato medico comunale nonché direttore del lebbrosario e tale restò finché dopo l’ingresso delle truppe sudafricane fu dichiarato prigioniero di guerra ed inviato nel Kenya.

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Felice Benuzzi negli anni Settanta

Nel suo libro «Fuga dal Kenya» il Benuzzi racconta: «Nel 1942 ci incontrammo nel campo 351 di Nanyuki e lui, così silenzioso e riflessivo si rivelò il compagno ideale per la clandestina preparazione ed esecuzione di un’ascensione del monte Kenya, compiuta senza portatori, senza armi, senza carte topografiche, con scarsi viveri e con equipaggiamento di fortuna. Capocordata nel tentativo sulla cresta nord ovest della Punta Batian (metri 5195), effettuato in condizioni invernali, dove erano passati, in condizioni estive, solo Shipton e Tilman, si spinse fin oltre al limite del ragionevole.

In quei diciotto giorni di avventura, nei quali ci fu compagno, il nostro «terzo» Enzo Barsotti, credo di aver  ben conosciuto Balletto. Sono quelle le circostanze in cui un uomo si palesa nudo all’osso. E ridotti all’osso eravamo tutti e tre. Certamente non era un «carattere facile»: sensibilissimo fino ad essere diffidente, alle volte permaloso, era però intrinsecamente buono, generoso e straordinariamente tenace nell’impegno una volta assunto.

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Il Monte Kenya

Molte furono le sue traversie in prigionia, dovute non solo alla «beffa» giocata agli inglesi con la bandiera italiana che trovarono sventolante sulla punta Lenana del Kenya. Un giorno fuggì dal campo di Gilgit per andare a trovare un amico genovese in un altro campo, credo a Naivasha. Passò con lui un giorno e rientrò clandestinamente come era uscito, dopo oltre ventiquattro ore di marcia fuori ogni sentiero e una nuova sfida alle sentinelle armate. Il comando inglese neppure si sarebbe accorto della sua assenza se non ci fosse stata la solita spiata.

Dopo l’8 settembre 1943 gli fu affidato un ambulatorio (se era specializzato in malattie tropicali) per la popolazione indigena a Londiani, che diresse per quasi tre anni, con ogni soddisfazione sia della clientela che delle autorità.

Compì in quel periodo molte escursioni su tutte le montagne di quella zona e nella Rift (la Grande Fossa Africana) le colate di lava nel cratere del vulcano semispento Menangai.

Rimpatriato, non si trovò a suo agio nella vita europea e tornò ai vasti orizzonti africani, a Mogadiscio. Nel dramma degli italiani dell’11 gennaio 1948 fu risparmiato perché si trovava all’ospedale. Nel 1949 dopo un «safari» apparve al Balletto una visione che doveva essere determinante nella sua vita: il gigantesco massiccio del Kilimanjaro cintato di ghiacci, una visione di sogno.

Lì per lì decise di salirlo senza guida, senza portatori: arrivò in vetta al Kibo (m. 5.986) ormai senza viveri. Ne riferì con l’usuale modestia sulla rivista mensile del C.A.I. nel 1951.

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Il Kilimanjaro

Si stabilì nel Tanganika e ne scalò tutte le principali montagne, alcune forse mai esplorate da europei.

Ebbe interessantissime esperienze con popolazioni primitive ancora poco conosciute di cui mise insieme una collezione di splendide fotografie. Sua zona preferita era il poco noto massiccio del Hanang (m. 3.418), ma la sua ultima meta rimaneva sempre il gruppo del Kilimanjaro: nel 1953 salì il Mawenzi (Punta Meyer – m. 5.148) col figlio Ettore, per la via Ochler Klute, allora percorsa solo un paio di volte.

Nel 1964 acquistò cinque acri di terra a Himo presso Marangu sulle pendici del Kilimanjaro ed iniziò la costruzione di un ambulatorio ed una casetta che chiamò «Villa Porini». Il termine significa «nella boscaglia».

Scrive ancora Felice Benuzzi che divideva il suo lavoro tra l’ambulatorio privato e quello della vicina Missione Cattolica: «Viveva frugalmente e dedicava alla montagna il suo tempo libero. Partecipò anche al recupero delle salme di un aereo civile della Fast African Airways, infrantosi nel 1953 a quota 4600 sul Mawenzi e non rintracciato che dieci anni dopo».

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Il vulcano Kibo sul Kilimanjaro

Nel febbraio 1963 con due portatori africani risalì il torrente Umbwe e per il West Breach, la grande breccia occidentale, raggiunse la vetta del Kibo, compiendo quella che gli esperti ritengono sia stata la seconda salita per quella via. Nel gennaio 1963 fu con un gruppo del C.A.I. di Tortona sul Kibo per la via sud-est.

Eletto fin dal 1964 vice-presidente del «Kilimanjaro Mountain Club», conservò la carica fino al 1967, dopo aver collaborato per la parte relativa al Kilimanjaro alla seconda edizione (1963) del prezioso «Guide Book to mount Kenya and Kilimanjaro» pubblicato dal Mountain Club of Kenya (P.C. Box 45741, Nairobi) ed essersi personalmente occupato dell’erezione di un piccolo ricovero sul versante ovest del Kibo.

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Un’altra veduta del Kilimanjaro

Fu definito «il custode spirituale delle porte che adducono al Kibo» e crediamo fosse uno dei migliori conoscitori che ma  vi siano stati del «mondo» di tutto il Kilimanjaro di cui conosceva tutti i versanti, tutti i ghiacciai e ghiaioni, le pareti e le paretine, i capricci dei mutamenti meteorologici, i dialetti delle popolazioni, i sentieri nelle foreste, i segreti dei posti d’acqua, le mille voci della giungla.

Dettagli sulle sue imprese sul Kilimanjaro sono stati raccolti da Mario Fantin in «Italiani sulle Montagne del Mondo» (Cappelli, Bologna, 1967) e tutta la sua vita africana di oltre trent’anni il dottor Giovanni Balletto l’ha raccontata lui stesso in un manoscritto di memorie che andrà alle stampe. Giovanni Balletto lo ricordiamo come medico alpino, come un grande alpinista, ma soprattutto come un uomo che seppe donare tutto se stesso agli altri con generosità per tutta la sua vita, ai piedi del grande Kilimanjaro.

(a cura di A. Pecchioli e Felice Benuzzi)

[Nella foto in alto: il Kilimanjaro]

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La copertina dell’edizione inglese del libro di Felice Benuzzi

La vicenda cui si fa riferimento all’inizio dell’articolo di “Genova Alpina” è famosa. Tre prigionieri italiani evasero dal campo di prigionia con il solo obiettivo di compiere una scalata. La fuga in un paese neutrale era impossibile, visto che il più vicino paese neutrale, il Mozambico, distava oltre 1000 chilometri. Inoltre, sarebbe stato impossibile per tre bianchi passare inosservati in mezzo a una popolazione internamente di colore. Sul Monte Kenya, Benuzzi e Balletto riuscirono a raggiungere Punta Lenana (metri 4.985), mentre Barsotti, che era alla sua prima esperienza alpinistica e si era unito ai primi due per un puro sentimento di rivalsa, rimase al campo base. Un articolo pubblicato dalla stampa inglese, Escaped Italian Prisoners Fled to Mount Kenya! And Hosted a Flag on Pt. Lenana, provocò profondo sdegno in Gran Bretagna, mentre in Italia fu accolto con smisurato orgoglio. Nel 1947, Felice Benuzzi decise di raccontare l’avventura e pubblicò, per i tipi della casa editrice Eroica di Milano il suo Fuga sul Kenya, con edizione francese nel 1950 e inglese nel 1952 (No Picnic on Mount Kenya).

Nel 2010, la vicenda della rocambolesca fuga dei tre italiani dal campo di prigionia britannico in Kenya è stata ripresa da Wu Ming 1 e Roberto Santachiara nel romanzo Point Lenana, edito da Einaudi e liberamente scaricabile da Internet.

[Nella foto in alto il vulcano Kibo sul Kilimanjaro]

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