“Saltato su una mina, non sono un eroe: ho fatto il mio dovere”

Su La Stampa del 13 maggio è stato dedicato largo spazio all’Adunata Nazionale degli Alpini ad Asti. E non poteva essere altrimenti, dato che il quotidiano torinese è il più diffuso anche nel resto del Piemonte.

Dall’edizione online riportiamo questo articolo, che narra la storia di un Alpino in armi che, nello svolgimento del suo dovere, rimane gravemente ferito. E questa storia si lega a quella già raccontata qualche giorno fa del Museo Storico Nazionale degli Alpini Doss di Trento. E questa si lega a quella di Cesare Battisti e così via in un’alternanza di epoche e momenti che, legandosi fra loro, spiegano l’unicità del nostro Corpo.

Franco Binello

La storia del generale Stefano Basset nel giorno dell’Adunata degli Alpini ad Asti

Gli alpini, nati nel 1872 per difendere i confini di montagna e finiti a portare la bandiera italiana in ogni angolo della Terra, tornano alle loro Alpi: ad Asti, si svolge l’adunata nazionale numero 89.

Saranno in 500 mila. Mezzo milione di piccoli e grandi eroi, anche se Stefano Basset dice di sé: «Io non so se sono un eroe. Ma di sicuro sono un soldato, anzi un Alpino che il mattino del 5 luglio 1992, durante una missione Onu nel Polisario, l’ex Sahara spagnolo, è saltato su una mina, insieme ad un autista (Charlie, aviere americano) e che ha riportato gravi ferite». Il generale Basset, classe 1959, milanese, sposato con Elisabetta, 4 figli (il primogenito Luca anche lui alpino nel secondo reggimento Genio), è il direttore del Museo storico nazionale delle penne nere, a Trento. «Sono scampato a quell’agguato per un pelo e dopo almeno 10 interventi chirurgici sono tornato a una vita quasi normale, solo con un occhio in meno, fratture varie e sono diventato anche un po’ più basso del mio metro e ottanta: due centimetri li ho persi nella compressione delle mie vertebre, dopo lo scoppio». Basset è medaglia di bronzo al valor militare (una delle più alte onorificenze militari in tempo di pace) ed è iscritto nel «ruolo d’onore» che spetta a chi ha riportato gravi ferite. Nella «Cittadella Alpina» in Campo del Palio, ad Asti, il generale e i suoi collaboratori hanno allestito una tenda con una mostra dedicata a Cesare Battisti, il patriota eroe della Prima Guerra mondiale, nel centenario della morte. «Abbiamo voluto riproporre – dice Basset – la sua figura soprattutto per i giovani che vengono a trovarci (il Museo, che è anche itinerante, ha 120 mila visitatori l’anno: ndr) perchè la sua è la storia di un uomo che si mette al servizio del suo popolo e della sua Patria e resta coerente con i propri ideali anche a costo della vita». E aggiunge: «Ogni nazione ha bisogno di ideali di riferimento e ogni tempo ha i suoi eroi, ma l’eroismo più grande resta quello di saper educare e guardare ai giovani che sono la vera speranza di un popolo. Non ci sono cattivi allievi, ma a volte pessimi maestri. Il mio tenente in Accademia diceva sempre che bisogna “comandare con l’esempio” (Exemplum premere”) . Una lezione che mi è stata utile anche quando sono stato ferito».

E sull’Adunata: «E’ un giorno speciale in cui tutti possono rendersi conto di che cosa significhi essere penne nere: spirito di corpo e altruismo.Perchè dove c’è un Alpino c’è una pianta della solidarietà». E cita Goethe: «I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi». Dice che rifarebbe tutto, nella vita e nella carriera, tranne una cosa: «Se potessi tornare a quel giorno di luglio ’92, direi al mio autista di cambiare strada, per rientrare alla base nel Sahara».

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