Il martirio della Cuneense in terra di Russia

Il 20 gennaio del 1943, a Nowo Postojalowka si consumò la tragedia della Divisione “Cuneense”. Circa quindicimila uomini erano partiti per la Russia solo qualche mese prima. Di essi faranno ritorno solamente 1.500.

Ed ecco, in sintesi, liberamente tratti dalla brochure relativa alla commemorazione del 70° anniversario della battaglia (2013), i fatti salienti.

Il 19 gennaio, alle 10 del mattino, il generale Battisti s’incontra in una casa di Popowka con il generale tedesco comandante il gruppo Rheingold. I due generali prendono la decisione di abbandonare la direzione di ripiegamento che era stata loro assegnata e di puntare su Waluiki che si ritiene non ancora in mano nemica… verso le sette di sera reparti russi, equipaggiati in tuta bianca, scambiati dai nostri per tedeschi, attaccano e provocano gravi perdite alla 72ª batteria gruppo “Val Po”… La 21ª del “Saluzzo” si fa massacrare sul posto e permette alla colonna di sganciarsi proseguendo il ripiegamento verso Nowo Postojalowka.

Il 20 gennaio la Cuneense incontra alcuni reparti della Julia bloccati dai russi vicino a Nowo Postojalowka. I battaglioni “Ceva” e “Mondovì” vengono mandati all’attacco del centro abitato; le batterie del gruppo “Mondovì” vengono maciullate dai cingoli dei T34 russi; il “Ceva” viene quasi interamente annientato. I russi intimano la resa, ma Battisti rifiuta di arrendersi, prima vuole tentare il tutto per tutto per uscire dalla morsa. Considera infatti che prima dell’imbrunire i russi possano ancora attaccarlo fra Nowo Postojalowka e Kolkos Kopanki; decide quindi di mandare all’attacco il “Borgo San Dalmazzo” e il “Saluzzo”. I due battaglioni partono, stanno per riuscire nell’intento attraversando una dorsale tra due piccoli villaggi quando, improvvisamente, un violento fuoco di sbarramento infligge ai due battaglioni pesanti perdite. Tutto intorno arrivano i carri armati seguiti dalla fanteria russa. È la fine. (V. anche Gli eroi della Cuneense, L’Alpino, febbraio 2014)

Il breve resoconto non può aiutare a comprendere l’ulteriore difficoltà provata dagli Alpini che si trovarono a combattere con temperature intorno ai 40° sotto zero, dopo una marcia estenuante e disperata di più giorni, con scarso equipaggiamento e munizionamento e ancor più scarsi viveri. E niente può aiutare a descrivere quanto accadde come il ricordo di chi c’era, di uno dei pochi che sono tornati indietro da quella battaglia. A questo proposito rimandiamo all’articolo apparso su L’Alpino del settembre 2008: Rievocata la battaglia di Nowo Postojalowka.

Per la Sezione di Genova, l’avvenimento assume un’ulteriore valenza commemorativa. Una delle dodici Medaglie d’Oro al Valor Militare che sono appuntate sul vessillo sezionale, quella al capitano di complemento Silvio Sibona (Gruppo Artiglieria da Montagna “Mondovì”), venne conferita proprio per le sue eroiche azioni a Nowo Postojalowka.

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