9 gennaio 1934: nasce la Scuola Centrale Militare di Alpinismo

La Scuola Centrale Militare di Alpinismo nacque dall’esigenza di preparare sci-alpinisticamente i Quadri destinati ad addestrare e guidare le Truppe Alpine negli scacchieri operativi alpini. A questa esigenza fondamentale si aggiunse quella di studiarne armamento ed equipaggiamento.

Apparve immediatamente ovvio che un tale tipo di centro dovesse essere collocato il più possibile in prossimità del possibile terreno operativo e, come sede, venne scelta Aosta. La Scuola venne inaugurata ufficialmente il 9 gennaio 1934 e  la sede fu posta nel Castello Jocteau o Beauregard, da allora detto anche Castello Duca degli Abruzzi Castello Generale Cantore. Durante l’inaugurazione giunse ai presenti un telegramma del papa Pio XI.

Foto di gruppo degli ufficiali presenti alla cerimonia di inaugurazione della Scuola Centrale Militare di Alpinismo

La decisione di creare una scuola militare di alpinismo fu frutto di un lungo processo di riflessione. La prima proposta, a firma dell’avvocato Umberto Balestrieri, che al contempo era anche maggiore di complemento degli Alpini, fu formalizzata con una relazione del 1924, nella quale si diceva, fra l’altro:

È impensabile, dopo l’insegnamento che ci è venuto dalla guerra, che gli alpini possano esimersi dall’obbligo di essere anche alpinisti.

Nel 1933 venne presentata una nuova relazione, redatta dal capitano Giorgio Fino, contenente il progetto per una scuola di alpinismo (con l’obiettivo dichiarato di “creare reparti specializzati per imprese di eccezionale difficoltà”) e, nel mese di dicembre dello stesso anno, vennero avviati i primi corsi.

Da subito, ad Aosta affluirono molti tra i nomi più noti dell’alpinismo e ciò permise al primo comandante della Scuola, il colonnello Luigi Masini, di realizzare numerose imprese alpinistiche capaci di suscitare meraviglia anche all’estero. Una fra tutte, la cerimonia di giuramento svoltasi non nel cortile della Scuola o in una piazza cittadina, ma sulla vetta del Monte Bianco!

Nel corso degli anni seguenti, fra i frequentatori della scuola vi furono anche numerose delegazioni straniere, come quella argentina con la partecipazione del giovane capitano Juan Domingo Perón, o quella cinese inviata da Chiang Kai-shek.

La Scuola impose da subito il suo prestigio e affermò la propria notorietà vincendo nel 1936 a Garmisch la gara olimpica di pattuglia militare (la specialità antenata del moderno biathlon) e nel triennio 1935-36-37 il Trofeo Mezzalama, una sorta di campionato mondiale di sci-alpinismo.

Sempre nel 1936 viene costituito il battaglione “Duca degli Abruzzi” addestrato per i combattimenti ad alta quota, vera sorta di élite delle Truppe Alpine. Nel 1940, allo scoppio delle ostilità, il “Duca degli Abruzzi” venne dislocato sul Col de la Seigne; contemporaneamente, venne formato il Reparto Autonomo “Monte Bianco”, delle dimensioni di una compagnia, che ebbe il compito di presidiare i valichi del Monte Bianco tra il Col Ferret e, appunto il Col de la Seigne, tutti alla quota di 4000 metri. Il Reparto Autonomo fu diviso in tre sottosezioni affidate a Giusto Gervasutti, Renato Chabod ed Emanuele Andreis.

Alpini del “Monte Cervino” in Albania sul Mali Trebeshines con il caratteristico completo da neve

Dopo l’armistizio con la Francia, sia il battaglione “Duca degli Abruzzi” che il Reparto Autonomo “Monte Bianco” vennero sciolti e, al comando del maggiore Gustavo Zanelli, venne costituito il Battaglione Alpini Sciatori “Monte Cervino”, erede del battaglione “Cervino”, reparto della Prima guerra mondiale decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare, definitivamente sciolto nel 1919. Per potervi accedere era necessario essere abilissimi sciatori, volontari e scapoli (il che la dice lunga sul tipo di operazioni che si ipotizzava dovessero essere compiute), condizioni che dovevano essere soddisfatte anche da cappellani e personale medico. Si trattava di un vero e proprio reparto di élite, armato ed equipaggiato nel miglior modo possibile. Fra l’altro gli sciatori del “Monte Cervino” avevano in dotazione i nuovissimi scarponi con suola Vibram e gli sci Persenico. Il “Monte Cervino” partecipò alla campagna di Grecia dove subì attacchi violentissimi con ingenti perdite che comportarono il prematuro scioglimento dell’unità. Per queste azioni venne insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Umberto di Savoia incontra gli Alpini del “Monte Cervino” in procinto di partire per la Russia

Nel 1941 il battaglione venne ricostituito sotto il comando del tenente colonnello Mario D’Adda. L’armamento e l’equipaggiamento rimasero quelli dell’anno precedente e per il reclutamento si decise di affiancare ai volontari i dieci migliori sciatori di ogni reparto alpino, sempre a condizione che fossero volontari e scapoli. Il 13 gennaio 1942, inquadrato nello CSIR, fu il primo reparto alpino a essere inviato sul fronte russo. Inizialmente venne impiegato per operazioni di ricognizione e pattugliamento. Il battesimo del fuoco avvenne il 22 marzo a Olcovatka, mentre il “Monte Cervino” era alle dipendenze della divisione “Pasubio”. Gli Alpini vennero sovente impegnati per tamponare le situazioni più critiche e, da parte dei sovietici, si guadagnarono il soprannome di “Satanas Bjieli” (“Diavoli bianchi”).

Innumerevoli furono le azioni del “Monte Cervino” durante la campagna di Russia, fino al completo annientamento a Rossosc nel gennaio 1943, dopo che tentò, avendo finito le munizioni, un’ultima disperata resistenza con bombe molotov e all’arma bianca.

Nella primavera del 1943, i pochi superstiti del reparto vennero rimpatriati in Italia e, una volta rientrati ad Aosta, insigniti della Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Con l’8 settembre 1943, la Scuola Militare Centrale di Alpinismo cessa ogni attività. Verrà ricostituita il 1° luglio 1948 con la nuova denominazione di Scuola Militare Alpina. Ma questa è un’altra storia e avremo modo di raccontarla in altre occasioni…

Onoreficenze

Battaglione “Cervino”

Medaglia d’Argento al Valor Militare

Il battaglione “Cervino” sotto una tempesta di fuoco, stremato di numero ma non di forza, resisteva accanitamente in grave situazione a soverchianti forze nemiche, coprendosi di gloria, a prezzo di purissimo sangue, per la sovrumana passione eroica dei suoi alpini che dettero sempre fulgido esempio del più alto spirito di sacrificio.
[Melette, 17-26 novembre 1917; M. Bisorte, maggio 1916; Bodrez, 15-18 maggio 1917; Vodice 26-30 maggio 1917; M. Fior, 4 dicembre 1917]

Battaglione Alpini Sciatori “Monte Cervino”

Medaglia d’Oro al Valor Militare

Battaglione di alpini sciatori, fusi in un granitico blocco di energie e di arditismo alpino, in dodici mesi di campagna russa ha dato ininterrotte prove di eccezionale valore e di ineguagliabile spirito di sacrificio, Incrollabile nella difesa, impetuoso e travolgente nell’offesa, ha sempre raggiunto le mete indicategli. Nella grande offensiva invernale russa scrive fulgide pagine di gloria. Sostiene per primo l’urto di imponenti masse di fanteria sostenute da unità corazzate che hanno travolto la resistenza del fronte; le contiene con una difesa attiva ed ardita, le inchioda al terreno fino a quando arrivano rinforzi che gli consentono una tregua dopo un combattimento di due settimane compiuto senza soste, senza riparo, in condizioni di clima eccezionalmente avverso. Accerchiato da forze agguerrite di fanteria e blindate, benché ridotto a pochi superstiti in buona parte feriti, congelati ed esausti, sostiene una lotta disperata e col valore di tutti ed il sacrificio di molti, riesce a rompere il cerchio di ferro e di fuoco. in seguito continua a marciare nella sterminata pianura nevosa, supera tutti gli ostacoli che si frappongono al suo andare, tiene in rispetto il nemico che lo incalza, e, sparuta scolta, raggiunge le linee alleate in un’aureola di vittoria uguale a quella delle più alte tradizioni alpine e della Stirpe.
[Olkowactka – Quota 176 – Klinowiy – Brody – Jahodnj – Jwanowka – Quota 204 – Kolhos Selenjar – Rossosch – Olikowatka (Russia), febbraio 1942- febbraio 1943]

Medaglia d’Argento al Valor Militare

Durante tre mesi e in una situazione particolarmente delicata, con mirabile spirito di sacrificio e fede incrollabile, vincendo i rigori di un duro inverno, manteneva il possesso di un ampio fronte di alta montagna, aspramente conteso da forze soverchianti. Presente ovunque, ardito nella tormenta della montagna e nella tormenta del fuoco, con indomito valore, opponeva tenace resistenza, stroncando l’impeto del nemico in cruenti attacchi e piombando fulmineo sui fianchi e sul tergo dell’avversario, rompendone le formazioni. Dimostrava così che più che il numero e l’arma, vale il coraggio.
[Fronte greco, 10 gennaio – 23 aprile 1941]

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